venerdì 25 aprile 2014

25 APRILE




Abbiamo scelto di trascorrere il nostro 25 aprile a Lucca. Dopo un veloce tour nel centro cittadino dove campeggiava, come intuibile, lo stand dell’ANPI, abbiamo preferito dirigerci direttamente al Museo della Liberazione che, come dicevamo nell’intervento di ieri, avrebbe dovuto essere aperto inizialmente dalle ore 9, poi dalle ore 12. Con una certa perplessità su questi orari ballerini, alle 11.55 eravamo in attesa dell’apertura del Museo e, come noi, molta altra gente che, ci dicono strutture lì vicino, dalla mattina erano in vera e propria processione e andavano via delusi nel constatare come, proprio il 25 aprile, il Museo dedicato alla Liberazione fosse palesemente chiuso, senza né un cartello, né una dicitura che facesse luce su quando avrebbe aperto.

La nostra pazienza viene premiata quando, quasi alla mezza, arrivano i gestori del Museo e aprono la porta. Contenti, entriamo dentro … ma con sorpresa scopriamo che no, il Museo resta chiuso fino al pomeriggio. Questo perché il Prefetto Cagliostro, con il Ministro Giannini al seguito, avrebbe chiesto al Museo di non aprire prima delle 12 salvo poi cambiare idea e dire che forse, non si sa quando, sarebbe capitata magari nel pomeriggio. Dopo qualche esitazione dei gestori e preso atto della molta gente che, come noi, si affacciava lieta di poter finalmente visitare il Museo, alla fine questo apriva  battenti.

Non possiamo che riportare il nostro sconcerto per episodi di questo tipo. Come fa, un Prefetto, il giorno del 25 aprile, a chiedere la non apertura al mattino proprio al Museo della Liberazione? Avrebbe forse fatto analoga richiesta all’ANPI e soprattutto, nel caso, l’ANPI come avrebbe reagito? La cosa ha ancora più dell’assurdo considerando che il Comune è presieduto da una Giunta di Sinistra, da sempre portavoce proprio delle manifestazioni relative alla Resistenza.


Inoltre, se possiamo permetterci di dare dei consigli a chi gestisce questo prezioso Museo, esortiamo ad avere meno esitazioni e rendere invece maggiormente pubbliche le iniziative. Se infatti la gestione del Museo è privata, il Prefetto non può affatto inoltrare richieste sulla maggior o minor apertura dei locali (salvo ovviamente in caso di emergenza) ed anzi, non si capisce come mai il Museo non si attivi per far pagare ai visitatori un biglietto di costo contenuto ma che permetta loro di riprendere almeno le spese di gestione e magari pagare una guida che posa accrescere l’attenzione dei visitatori spiegando i singoli, interessantissimi reperti. Potrebbero inoltre essere lanciate iniziative accattivanti, come una Mostra a tema per una singola data. Tutto questo, forse, convincerebbe l’amministrazione lucchese che e’ davvero vergognoso non collaborare con il Museo della Liberazione, perché la Liberazione che oggi viene ricordata non è quella dei partigiani rossi, non è quella dei comunisti caduti … E’, al contrario, la Festa di tutti gli italiani, anche non ideologizzati, che a suo tempo dettero la vita perché aspiravano a rendere il loro Paese un luogo, appunto, libero da qualsiasi  dittatura, nera o rossa.




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