domenica 28 aprile 2013

RICORDI DELLA GRANDE GUERRA





UN APPELLO a chiunque avesse foto, lettere, cartoline o altro che risalga agli anni della prima guerra mondiale. A lanciarlo sono l'associazione «Storia e città» e «Amici della Forteguerriana», in previsione della giornata di raccolta e digitalizzazione delle memorie di guerra. L'appuntamento è per il 15 maggio a Roma alla biblioteca Nazionale. Il progetto, denominato «Europeana 1914-1918», coinvolge in Italia l'Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche del Ministero per i beni e le attività culturali. Ritenendo l'iniziativa interessante e opportuna al fine di salvaguardare la memoria di quanto la Grande Guerra significò anche per la nostra città, le due associazioni offrono la propria disponibilità a raccogliere i materiali che i cittadini vogliano mettere a disposizione per presentarli a Roma in occasione del collection day. I materiali saranno fotografati o digitalizzati e immediatamente restituiti ai loro proprietari. La consegna del materiale entro il 10 maggio alla Forteguerriana. Per informazioni: Teresa Dolfi, biblioteca Forteguerriana, piazzetta della Sapienza 5; numero di telefono 0573.371450/2 oppure scrivere a t.dolfi@comune.pistoia.it 


UNA MEDAGLIA PER LA MEDIAVALLE




Apprendiamo da LA NAZIONE del 28.04.2013 quanto segue:

"IL PREFETTO di Lucca Giovanna Cagliostro assegnerà per conto del Ministero degli Interni una «pubblica benemerenza al valor civile» alla popolazione della Mediavalle del Serchio come riconoscimento al coraggio e alla lotta sostenuta dalla cittadinanza durante l'occupazione, nel biennio di guerra 1943-1945. Il riconoscimento è stato annunciato al presidente dell'Unione dei Comuni Nicola Boggi, in occasione del 25 aprile, il quale ha subito espresso la sua contentezza e soddisfazione «perché ha dichiarato  riconosce il pesante tributo di sangue e di sacrifici che anche la popolazione del nostro territorio ha pagato per affrancare l'Italia dal nazifascismo». QUESTA onorificenza ripara in parte la delusione e l'amarezza dovuta al fatto che nel 2010 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva insignito della Medaglia d'Oro al Valor Civile sedici comuni della sola Garfagnana, sempre al merito della popolazione negli anni della guerra. Il fatto sollevò non poche polemiche e risentimenti, da più parti venne ricordato come la cittadinanza del territorio della Media Valle avesse pagato un contributo altissimo alla lotta di Liberazione, subendo in ogni comune sommarie fucilazioni e deportazioni. Il «pubblico riconoscimento» oggi attribuito anche alla Media Valle riporta un po' i fatti nell'ordine vero della storia della Resistenza e dell'eroismo dei cittadini ed è frutto proprio di una ricerca storica che il presidente Boggi, con la collaborazione dell'Anpi e dell'Istituto storico della Resistenza di Lucca, ha portato avanti in questi anni, inviandone poi tutta la documentazione a Roma al Ministero degli Interni. M.N."

domenica 17 marzo 2013

INAUGURAZIONE DEL MUSEO DEL RISORGIMENTO A LUCCA




Siamo lieti di comunicare che il Museo del Risorgimento, vera casa della memoria sul processo storico, sarà inaugurato oggi alle 11.30 a Palazzo Ducale dal presidente della Provincia Stefano Baccelli, dal presidente della Fondazione Crl Arturo Lattanzi, dell'Associazione nazionale combattenti e reduci Ettore Francesconi, di Assoarma Filippo Marchini, il coordinatore scientifico del Museo Luciano Luciani. La cerimonia si sposterà in Cortile degli Svizzeri per il taglio del nastro e la visita al museo (aperto domani fino alle 17 con visite guidate). Nel pomeriggio il cantastorie Gildo proporrà canzoni di argomento risorgimentale. 

mercoledì 20 febbraio 2013

GIGANTI BUONI




"ANCORA una volta Lucca è al centro delle attenzioni delle televisioni americane. Dopo il film di Spike Lee «Miracolo a Sant'Anna», arriverà presto un'altra pellicola statunitense dedicata alla storia dei soldati della Buffalo e della loro presenza in provincia di Lucca ed in particolare a Sommocolonia, nel comune di Barga.  QUI, nel piccolo paesino montano, i soldati di colore della Buffalo furono protagonisti e vittime della tragica battaglia del 26 dicembre del 1944 e proprio da questo terribile episodio prende spunto un film documentario che sarà prodotto dalla «Pacific Film Foundation», una casa cinematografica californiana no-profit. La decisione di realizzare questo lavoro nasce dopo la visita che a Sommocolonia ed in provincia di Lucca ha effettuato nei mesi scorsi il reduce Ivan J. Houston. Negli Stati Uniti gli echi di cronaca di questa visita, ed il ricordare quello che avvenne a Sommocolonia, hanno nuovamente destato attenzione nei confronti della storia dei soldati della Buffalo e da qui la decisione della «Pacific» di realizzare un film documentario sulla 92 ° Divisione Buffalo, dal titolo «Good Giants» (Giganti buoni).  DOMENICA scorsa è giunta a Lucca, ospite della signora Mattea Piazzesi, un'avanguardia della «Pacific» capitanata dal suo presidente Joe Hartnett (...). Con lui la signora Linda Smith ed un tecnico per le riprese. Nei prossimi tre giorni realizzeranno alcune interviste con effetti scenografici per montare un «trailer» promo da veicolare sui circuiti storico-militari americani; quindi seguirà la realizzazione del docu-film nella prossima estate. Per la realizzazione di questa produzione è stata richiesta la consulenza storico-militare per le fasi esecutive delle riprese del colonnello Vittorio Lino Biondi e la presenza dei «reenactors» della associazione Linea Gotica della Lucchesia. Insomma, un docu-film il cui lancio avverrà sulle tv americane. Biondi li accompagnerà a Lucca, in Versilia, a Borgo a Mozzano, al cimitero dei Falciani di Firenze dove riposano ancora tanti soldati della Buffalo ed infine a Barga e Sommocolonia ed a quanto è dato sapere proprio Sommocolonia sarà il fulcro su cui ruoterà questa nuova produzione: proprio per essere la più importante testimonianza storica del contributo bellico fornito dai soldati della Buffalo. Luca Galeotti "

Da LA NAZIONE, del 19 febbraio 2013, Cronaca di Lucca.

lunedì 14 gennaio 2013

IL MISTERO DEL PARTIGIANO SCOMPARSO



CHE FINE hanno fatto i resti del partigiano Lodovico Venturi? Se lo chiede da qualche mese sua nipote, Nadia Pacchioni, l'ultima della famiglia, rimasta a custodire una storia che non è solo un prezioso ricordo privato, ma un patrimonio che tutta la comunità pistoiese dovrebbe tramandare con orgoglio. Il giallo sulla scomparsa della salma è sorto l'estate scorsa, quando Nadia ha fatto richiesta di poter aprire la tomba dello zio, sepolto nel cimitero di Pracchia, per porre accanto alla sua la salma di un cugino che portava lo stesso nome, scoprendo così, che i resti del caro estinto non si trovavano più dove avrebbero dovuto essere. Al loro posto è stata trovata, infatti, una bara completamente zincata che contiene la salma di un giovane, il quale avrebbe, nell'arcata dentaria, un ponte in oro e in ceramica troppo moderno per essere compatibile con le cure dentistiche effettuate negli anni '40. Accanto a quella esaminata ci sarebbe un'altra bara, contenente le spoglie di un giovane, anche queste non compatibili con quelle del partigiano Venturi. «Ho scritto al sindaco Bertinelli e al capo di Gabinetto, Simone Ferretti  racconta Nadia Pacchioni , che mi hanno assicurato che avrebbero fatto ricerche anche sul DNA dei resti prelevati nelle due bare, ma poi nessuno mi ha più contattata. Mi sembra una cosa grave, anche in considerazione del fatto che c'è una legge specifica, la numero 204 del 9 gennaio 1951, che stabilisce che le salme dei caduti possono essere concesse ai familiari, qualora ne facciano richiesta, ma in ogni caso, non possono andare disperse». Lodovico Venturi, nome di battaglia «Molotow», morì il 16 settembre 1944 in località Olivacci, sulla strada che da Pracchia conduce a Porretta, vicino a Biagioni. «Lodovico  racconta la nipote Nadia  aveva solo 23 anni quando fuggì dalla Francia disertando. Riuscì poi a raggiungere Vaiano e a unirsi alla Brigata Bozzi, dove combatteva anche un cugino, Duilio Venturi». «POCO DOPO i partigiani decisero di compiere un'imboscata, in località Olivacci, a un convoglio tedesco con a capo il comandante della Linea Gotica proveniente dalla zona di Viareggio, che sarebbe passato sulla strada Porretta-Pracchia, in direzione Bologna. Lodovico  spiega Nadia  avrebbe dovuto uscire allo scoperto, salire sulla macchina del generale e ucciderlo, e così fece. Il generale ferito fu trasportato nell'infermeria della SMI e Lodovico, anche lui ferito, fu preso prigioniero. Mio zio fu preso, torturato sul posto, finito con un colpo di coltello alla gola, esposto sul muro della forra e piantonato per vari giorni nel tentativo di farlo riconoscere per procedere ad una rappresaglia. Tutti sapevano chi era ma non fu mai fatto il suo nome. Il generale comunque in punto di morte, probabilmente grazie all'intervento del direttore della SMI, Kurt Kaiser, pare che avesse ordinato di non fare rappresaglie sulla popolazione civile (i destinati alla fucilazione erano 100)» «LODOVICO fu sepolto dai tedeschi, nel bosco circostante, si disse con in tasca delle mine, con mani, testa e piedi fuori dal terreno, in disprezzo della vita del ragazzo che, secondo i tedeschi, non era degno neppure di un'umana sepoltura. Dall'altra parte, i compagni partigiani avevano fatto prigionieri due ragazzi tedeschi e, dovendo disseppellire Lodovico, pensarono che sarebbe stato più giusto obbligare i giovani tedeschi a farlo». «MIO NONNO PERSILIO  racconta Nadia  si oppose e scavò da solo la terra che ricopriva suo figlio con le mani. Le mine non c'erano o comunque non esplosero. Mio nonno non ha mai voluto descrivere il figlio, non volle più parlarne. Il funerale si svolse a Pracchia. Nelle foto che ancora conservo, si vedono anche alcuni compagni della Brigata Bozzi e la bara coperta dalla bandiera. Per noi il suo corpo avrebbe dovuto essere nel cimitero di Pracchia, accanto a quello di Augusto Paccagnini, un ragazzo fucilato a Monte Acuto». «Spero  dice Nadia  di vivere abbastanza da tenere in braccio un nipotino e, come faceva la mia nonna con me, spero di potergli dire: Ti racconto una storia, ma non una qualunque, la nostra storia...'». 

di MARTINA VACCA

da LA NAZIONE, cronaca di Pistoia, del 14.01.2013.



martedì 11 dicembre 2012

UN GRANDE DOLORE

Apprendiamo con dolore e diamo notizia della scomparsa dell'Avv. Augusto MANCINI.

Uomo indipendente, molto colto, Mancini apparteneva a una delle famiglie più blasonate della città. Il nonno, che portava il suo stesso nome, era stato fino al 1948 docente di letteratura greca all’università di Pisa e fiero antifascista. Il padre era il famoso avvocato Natale Mancini, che fu anche presidente dell’Ordine lucchese.
Augusto Mancini era stato a lungo capo dell’ufficio legale della Cassa di Risparmio di Lucca e i dipendenti lo ricordano con stima.

L'Avv. MANCINI, avendo conosciuto Marico DUCCESCHI di persona, è stato tra i pochi che fattivamente ha dato una mano per cercare di far sì che venisse attribuito a "Pippo" quel riconoscimento dello Stato Italiano tuttora negato, rendendosi disponibile a raccogliere le firme e a dare preziosi consigli nati dalla sua grande esperienza professionale. E' stato un attento lettore del nostro sito ed anche l'umile ma preziosissimo ed efficace organizzatore del grande evento di presentazione del libro di Giorgio PETRACCHI a Lucca.

L'Avvocato si è spento domenica all'ospedale Campo di Marte all'età di 84 anni.
Il funerale si tiene stamani in forma privata alla cappella dell'obitorio.
Ci uniamo al condoglio di molti e in particolare della famiglia, i figli Silvia e Natale, per il grave lutto.

martedì 23 ottobre 2012

BOTTA E RISPOSTA

Per dovere di cronaca riportiamo, da LA NAZIONE cronaca di Lucca, lo sviluppo della vicenda che ha visto per protagonisti il prof. Umberto Sereni e il sig. Lilio Giannecchini.

18.10.2012
“E' STATO assolto dal giudice Annarumma perché il fatto non sussiste. Lilio Giannecchini, 87 anni ed ex direttore dell'Istituto Storico della Resistenza, ha vinto così la sua battaglia legale dopo che due anni fa era stato denunciato in Procura e al Garante della privacy dal professor Umberto Sereni e dopo che era stato richiesto per lui, a suo tempo, il rinvio a giudizio con l'accusa di tentata violenza privata e violazione della legge sulla privacy. A scatenare il putiferio era stata una lettera indirizzata da Giannecchini al Sereni con la quale lo metteva in guardia dal candidarsi sindaco di Lucca pena il rendere noto un dossier contro l'ex primo cittadino di Barga e il padre Bruno. Ma perché?  IL PROFESSORE universitario, di estrazione di centrosinistra, nel 2010 aveva espresso appunto l'intenzione di scendere in campo candidandosi a sindaco di Lucca e incassando fra l'altro il plauso di due politici che di sinistra avevano ben poco, ovvero Giuliana Baudone (ex An) e Maurizio Dinelli (ex Forza Italia). Questa insomma la pietra dello scandalo: Giannecchini infatti verso la fine di agosto del 2010 aveva inviato una lettera allo stesso Sereni informandolo che se avesse confermato le sue intenzioni e fosse sceso in campo per fare il sindaco, avrebbe tirato fuori un dossier contro lui e il padre. Materiali, a quanto pare, provenienti da un archivio statale. Nel dossier, in pratica, sarebbero emerse prove del fatto che il professore non sarebbe stato poi così antifascista come aveva sempre dichiarato di essere. Un'accusa che aveva già mandato su tutte le furie Sereni che al contrario ha sempre sostenuto in questi anni l'importanza della Resistenza al fascismo. Per questo la denuncia con l'annuncio di costituirsi parte civile presentando una richiesta di risarcimento danni di 100mila euro da devolvere, in caso di vittoria, a favore di un'istituzione culturale. Ieri invece la doccia fredda per Sereni che era in aula nel tribunale di Lucca. Soddisfatto Giannecchini, comandante partigiano e per 30 anni direttore dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea «incarico da cui è stato esautorato  afferma  sulla base di pretestuosi interventi giunti da più parti, utilizzando la notizia, pubblicata da fonti giornalistiche e televisive sull'avviso di garanzia ricevuto, di cui la sentenza odierna ha riconosciuto l'insussistenza». Dall'altra parte invece Sereni è amareggiato, ma intenzionato a ricorrere in appello.  «L'ESPERIENZA di questi anni  commenta a caldo  mi ha insegnato che le sentenze della magistratura vanno rispettate anche quando, come in questo caso, non sono gradite. Valuteremo le motivazioni della sentenza per decidere se ricorrere in appello. Da parte mia, quello che ho fatto lo rifarei: minacciato da una lettera come quella del signor Giannecchini, ricorrerei di nuovo alla magistratura. Credo comunque che al signor Giannecchini sia passata la voglia di mandare lettere di quel tipo». Cristiano Consorti “

21.10.2012
“ASSOLTO in tribunale dalle accuse di tentata violenza privata e violazione della legge sulla privacy, Lilio Giannecchini, ex direttore dell'Istituto storico della Resistenza, torna alla carica sulla vicenda delle carte contro il professor Umberto Sereni. «La violazione della legge sulla privacy  afferma  non può essere invocata dato che la "lettera incriminata" era inviata in forma privata al solo Sereni. Vedo citato impropriamente il termine "dossier", inteso in senso spregiativo come raccolta di notizie segrete. In realtà la lettera faceva riferimento a raccolte di articoli di giornale e altri documenti accessibili a tutti. Usare questo termine è una vera calunnia nei miei confronti. Rispetto il professor Sereni e le sue reazioni a caldo: tende ad adeguarsi al rispetto delle leggi. Ma colgo un'inesattezza nella impossibilità di un suo ricorso in appello contro la sentenza, competenza questa solo del pm».”


23.10.2012
“HA DECISO di tornare a parlare dopo la sentenza a lui avversa e dopo le parole di Lilio Giannecchini, suo «rivale» nel processo. Umberto Sereni, che aveva denunciato l'ex direttore dell'Istituto storico della Resistenza dopo che quest'ultimo aveva annunciato la volontà di render noto del materiale contro Sereni e il padre se si fosse candidato sindaco, contesta le precisazioni del Giannecchini stesso che spiegava come invece non si possa parlare di dossier. «Scrive che la lettera da lui inviata  dice Sereni  non può essere definita un dossier. Nessuno l'ha definita tale, ma io, e con me il pm dottor Fabio Origlio, abbiamo definito dossier il materiale che era allegato alla lettera ed al quale faceva esplicito riferimento. Si trattava di una raccolta di varia documentazione, protetto dalla legge sulla privacy». Sereni, a sostegno della sua tesi, ricorda il tono delle lettera: «Per il momento la documentazione rimane riservata e speriamo che lei termini il suo livore contro questo Istituto altrimenti abbiamo documentazioni che potranno nuocere alla sua persona». Infine il professor Sereni ripete quanto detto al termine del processo: «rispetto quella sentenza, ma dal momento che la considero ingiusta farò tutto quanto mi è consentito dalla legge perche sia riformata». “