lunedì 19 dicembre 2011

CARTELLI A INTERMITTENZA

Si avvicinano le Festività nonché l'avvio della campagna elettorale per l'elezione del nuovo Sindaco di Lucca.
Iniziative nuove ma eventi vecchi: ancora una volta, infatti, passando per Nave, dove dovrebbe trovarsi il cartello che indica la via dedicata a "Pippo", è possibile notare come questo sia stato ancora una volta divelto. Non è la prima volta che succede ma passa sempre molto tempo prima che il cartello sia messo nuovamente al suo posto e così può capitare, ad esempio, di vedere una corona di alloro depositata a bordo strada senza alcuna indicazione. Ci chiediamo come mai si preferisca abbattere questo cartello ma soprattutto come mai non si pensi a sistemarlo in modo, oltre che più decoroso, anche un tantino più sicuro. Se non altro la prossima volta che passando da Nave qualcuno noterà una corona d'alloro saprà che non è perché in quel punto è accaduto l'ennesimo incidente stradale, bensì perché qualche amministrazione locale si è finalmente ricordata di chi ha dato tanto per questa città.

LA BATTAGLIA DI SOMMOCOLONIA

Tra pochi giorni ricorrerà l'anniversario della battaglia di Sommocolonia. Ripercorriamo allora gli eventi con lo storico Davide del Giudice intervistato da "giornaledibarganews":

http://www.giornaledibarganews.com/2011/12/16/operazione-wintergewitter-intervista-a-davide-del-giudice/

domenica 27 novembre 2011

Manrico Ducceschi aus Wikipedia

Manrico Ducceschi, genannt Pippo, (* 11. September 1920 in Capua (Caserta); † 24. August 1948) war ein italienischer Partisanenführer.

Leben

Manrico Ducceschi wuchs in Pistoia auf. Er begann an der Universität Florenz Literatur und Philosophie studieren, musste das Studium wegen seiner Einberufung zum Militär jedoch unterbrechen. Als nach den Ereignissen des 8. September 1943 die italienische Armee aufgelöst wurde, kehrte er aus Tarquinia nach Hause zurück.

Mit seiner militärischen Erfahrung kam er schnell in Kontakt mit der Gruppe „Giustizia e Libertà“ („Gerechtigkeit und Freiheit“) in Florenz. Er nahm die Gelegenheit wahr, eine Gruppe von Patrioten um sich zu sammeln mit dem Ziel, die Deutsche Besatzungsarmee in Italien zu bekämpfen.

Dank seiner hoch angesehenen Fähigkeiten und Erfahrung als Kommandeur gewann er sehr viele kampfbereite junge Leute, so dass es ihm möglich war, eine kampfbereite patriotische Truppe in Italien aufzubauen. Die 11. Militärische Patriotische Zone eine der wenigen Partisanengruppen, die keine militärische Niederlage erlitt.

Wegen seiner Partisanentätigkeit stand er auf der Liste der von den Deutschen Verfolgten, und zwar nicht nur er selbst, sondern alle seine Verwandten. Sie waren daher gezwungen, sich für die Zeit des Krieges zu verstecken, so mussten sich seine Mutter und seine Schwester einmal in einem Leichenwagen verbergen.

Manrico „Pippo“ war einer der wenigen, die es bis nach Mailand schafften. Er wurde von den USA mit dem Bronze Star ausgezeichnet, der ihm im Gebäude Santini in Lucca verliehen wurde. Trotz all seiner unbestrittenen Verdienste bekam er keine Anerkennung von den jeweils regierenden politischen Parteien. Sogar das Versprechen, ihm nachträglich ein Denkmal in Pistoia zu widmen, wurde bisher nicht erfüllt. Sein Leichnam wurde dorthin von Lucca aus, wo er gestorben war, überführt und dort beigesetzt.

Am 24. August 1948 musste Pippo nach Rom, um über einige Partisanengruppen zu berichten. Nach seiner Rückkehr nach Hause fand ihn sein Vater, der sich um seinen Sohn Sorgen machte, mit dessen eigenem Hosengürtel erhängt. Damit begann das Rätsel um seinen Tod.

Viele Mutmaßungen wurden anschließend angestellt, aber auch wenn die offizielle Version immer noch von Selbstmord ausgeht, existieren viele Zweifel an dieser Version.

Literatur

Carlo Francovich: Relazioni sull'attività militare svolta dalle formazioni patriottiche operanti alle dipendenze del Comando XI Zona dell'Esercito di Liberazione Nazionale. In: Il Movimento di Liberazione in Italia – Rassegna Bimestrale di Studi e Documenti. a Cura dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Nr. 44–45, 46, 47, Mailand 1956–1957.
Giorgio Petracchi: Intelligence Americana e Partigiani sulla Linea Gotica – I documenti segreti dell'OSS. Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1992.
Giorgio Petracchi: Al tempo che Berta filava – Alleati e patrioti sulla Linea Gotica (1943–1945). Mursia Editore, Mailand 1995.
L. C.: Due partigiani scomodi. In: La Nazione. Cronaca di Pistoia, 9. April 2005.
Rolando Anzilotti: Una visita a 'Pippo' – Manrico Ducceschi, un autentico capo senza gradi né spalline. In: Documenti e Studi. Rivista dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Eta' Contemporanea in Provincia di Lucca, Nr. 25/26, Oktober 2005.
Carlo Gabrielli Rosi: Ricordi di Guerra e di Pace. Tipografia Tommasi, Lucca 2006.

Weblinks


Personendaten
NAME Ducceschi, Manrico
ALTERNATIVNAMEN Pippo
KURZBESCHREIBUNG italienischer Partisanenführer
GEBURTSDATUM 11. September 1920
GEBURTSORT Capua, Caserta
STERBEDATUM 24. August 1948




domenica 16 ottobre 2011

Aristide Benedetti partigiano dimenticato

Ecco un interessante articolo che racconta la storia di Aristide Benedetti, che entrò in contatto con la Formazione di Fedi prima e di Pippo poi, publicato su IL TIRRENO del 9 ottobre 2011, cronaca di Empoli:

http://iltirreno.gelocal.it/empoli/cronaca/2011/10/09/news/aristide-benedetti-partigiano-dimenticato-5114285

domenica 2 ottobre 2011

LE ELEZIONI DEL 1948

Com'è noto grande importanza storica rivestirono le Elezioni Politiche del 1948 e qualcuno aveva insinuato che "Pippo", con la sua Formazione, si fosse schierato a favore di una parte politica; così come anche l'ANPI. Come si può vedere invece dagli articoli sui giornali dell'epoca così non fu. (cliccare sull'immagine per ingrandirla).


sabato 1 ottobre 2011

CAVALIERE, CI CONSENTA...



Da “La Nazione” Cronaca di Lucca del 1 ottobre 2011:

“TORNA sull'argomento e chiarisce all'ex sindaco Fazzi come se oggi il Paese è libero è anche grazie a chi ha combattuto perché lo fosse. Lilio Giannecchini ritorna sulle dichiarazioni choc inerenti l'aver trucidato 80 tedeschi nella seconda guerra mondiale. «Dopo decine di episodi in cui le forze nazifasciste avevano per rappresaglia trucidato centinaia innocenti secondo il mostruoso schema della decimazione un tedesco 10 italiani  dice Giannecchini  , il comando della VI zona - Genova e zone limitrofe organizzò una riunione per decidere come fermare tanta barbarie. Io in qualità di vicecomandante della Brigata Oreste partecipai a quella riunione a cui erano presenti tutti i comandanti partigiani della Zona e il maggiore Dawison, delegato alleato». «Per terminare il massacro alcuni proposero di fucilare 80 tedeschi e per questo nell'intervista ho detto quel numero. Successivamente ho saputo che il comando della VI zona fucilò 25 tedeschi e 14 appartenenti alle brigate nere come è ampiamente documentato, quale monito ad ulteriori rappresaglie. In quella intervista  conclude  ho sbagliato nel ricordarmi quei fatti, ma ribadisco che non ho fucilato quelle persone anche se ho partecipato alla riunione in cui fu decisa quell'azione dimostrativa.  (…)”

Senza voler entrare in questa diatriba, non possiamo pero’ fare a meno di notare come, nel periodo in cui Lilio Giannecchini era Direttore del prestigioso Istituto Storico di Lucca, questi:

1. si presentasse come “Comandante” ( http://idealievalori.org/files/1944_relazione-del-comandante-brigata-oreste.pdf ) mentre era solo un “Vice”;

2. avesse già le idee un po’ confuse dall’età – malgrado non troppo avanzata all’epoca del filmato – tanto da ricordare i fatti in modo impreciso;

3. si sia assunto la piena responsabilità dell’evento mentre, si apprende adesso, che lui ha solo contato, in minima parte, per la misura del suo voto.

Ci chiediamo pertanto come può qualcuno razionalmente continuare a sostenere la candidatura del suddetto alla guida di un importante Istituto, a cui i cittadini si affidano per seri studi, ricerche, approfondimenti e iniziative di peso.

domenica 25 settembre 2011

NOTE STONATE DALL’AUTOPSIA



Com’è noto, finora l’unica relazione sull’autopsia di Pippo in circolazione, pubblicata anche dall’Istituto Storico in una delle sue riviste, nonché nell’area riservata di questo sito, è quella redatta da Andreini, presente come testimone a quel momento delicato. Resta questo, però, pur sempre un resoconto, per quanto dettagliato, non ufficiale della cosa e pertanto, privo di qualsiasi valore legale. Per di più quella relazione è intrisa, in molti passaggi, da un evidente rancore di Andreini nei confronti di Pippo con il quale, pare, avesse discusso proprio pochi giorni prima della morte e non menziona affatto i punti salienti che possano incidere, in un senso o nell’altro, verso una morte non voluta.

Ma le autorità, spesso citate dalla voce popolare come poco scrupolose nelle indagini sulla morte di Pippo, cosa avevano rilevato? Davvero erano convinte sin dall’inizio della morte per suicidio del Comandante?

Al contrario di quella di Andreini, la relazione legalmente valida, in quanto redatta dalle autorità a fine agosto del ‘48, invece evidenzia diverse incongruenze con quello che, apparentemente, sarebbe dovuto essere il tipico quadro di una morte per suicidio da impiccagione.

Cosi’ viene rilevato che: “Stante la posizione del cadavere, che trovavasi a terra sotto l’architrave di una porta, con una cinghia stretta al collo, e data la presenza di abbondanti tracce di sangue sul pavimento, doveva non escludersi a priori la ipotesi delittuosa”.

Venivano così riscontrate anche alcune anomalie. Innanzi tutto, la camicia, che si presenta fuori dai pantaloni, è intrisa di sangue nella parte ove è poggiata la bocca del cadavere. Altre macchie di sangue si trovano in corrispondenza del colletto all’altezza dell’orecchio sinistro. Come si concilia questo quadro con una morte per impiccagione? La violenta stretta che blocca in modo traumatico la circolazione sanguigna arteriosa, può aver favorito delle emorragie tali da creare delle fuoriuscite di sangue dalla bocca e dall’orecchio così copiose?

Le stranezze proseguono. Leggiamo: “All’altezza della rotula, sui pantaloni, è presente una macchia biancastra verosimilmente dovuta a sfregamento sul muro o in terra e sulla parte destra si notano diverse macchie della stessa origine. Sulle scarpe da montagna, allacciate, vi sono tracce, sulla punta della scarpa sinistra, di strusciamento con tracce di imbiancatura da muro”. Qui il quadro si complica: come possono essere presenti tracce di sfregamento sul corpo? Oltretutto i rilevamenti precisano che il cadavere non è stato trascinato, pertanto la morte si è effettivamente verificata in casa, dove è stato rinvenuto. Ma la stranezza più grande appare allorquando si osserva che “Sull’architrave non si rilevano segni indicativi di strusciamento o di pressione di corda o di cinghia”. In altre parole, siamo di fronte ad un soggetto che, intendendo togliersi la vita impiccandosi, riesce a farlo senza che però la corda lasci alcun segno sull’architrave dov’è avvolta.

Sul corpo,  inoltre, si nota l’esistenza di un solco in corrispondenza dell’intera circonferenza del collo con evidente impronta di parte della fibbia al di sotto del lobulo dell’orecchio destro. L’impronta della fibbia potrebbe in parte spiegare il sangue dall’orecchio… se non fosse che la rilevazione del sangue era a carico dell’orecchio sinistro!

Nessuno però si è preso l’onere di lasciar perdere le “voci di corridoio”, le testimonianze vere o presunte, gli scritti redatti a posteriori a beneficio di una vera e sistematica analisi della documentazione ufficiale esistente. Leggendo queste rilevazioni ufficiali decadono pertanto le fantasiosi teorie che vedrebbero Pippo ucciso al Ponte Sestaione e poi trascinato a casa e molte altre di questo tipo che via via abbiamo avuto periodicamente modo di leggere sui giornali messe in giro, per lo più, da chi non era testimone o da chi, per qualche suo motivo, voleva dare una traccia diversa da quella originale. Appare invece chiaro che, nell’ipotesi di un omicidio, chi lo ha effettuato è stato qualcuno a Pippo molto vicino o che lui conosceva bene, tanto da accoglierlo in casa in un’ora decisamente insolita.

Chi ha voluto descrivere questi avvenimenti, finora, si è dovuto affidare esclusivamente a racconti popolari, come James McBride, dove, nel suo “Miracolo a S. Anna” si ritrova a parlare anche della morte di Pippo. Il libro, sostanzialmente molto diverso dal film, come spesso succede, racconta infatti ben altra storia. Si parla, come storia secondaria, della vicenda del capo partigiano Enrico “Farfalla” Peppi e anche questi morirà tragicamente, tradito dal suo braccio destro che “…col suo complice, un mercenario gurkha, lo soffocava e lo appendeva al tubo di una doccia per fingere un suicidio, …” (James McBride, “Miracolo a Sant’Anna”, BURextra, Milano, giugno 2008, pag. 328).