giovedì 25 agosto 2011

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

Il nostro blog in poco tempo sta diventando un punto di riferimento sia in Italia che all’estero: quotidianamente, infatti, riceviamo contatti da Paesi quali Russia, Bielorussia  ma anche Cina, Stati Uniti, ecc. Questo perche’, in piu’ occasioni e con l’aiuto di chi ci segue assiduamente, siamo in grado di dare delle notizie in anteprima che poi, come nel caso che sta adesso inondando la rete e i maggiori quotidiani, sono dei veri e propri scoop. Siamo stati in effetti i primi a pubblicare il video, rinominato “Beau Geste” dove l’ex Direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Provincia di Lucca faceva delle affermazioni piuttosto inquietanti.

Adesso, per dovere di cronaca, informiamo i nostri lettori che secondo la Gazzetta di Lucca,  dopo una ricognizione all’ANPI di Genova, le dichiarazioni di quel video non sono affatto, come ventilato da alcuni, frutto di mera fantasia e, cosa ancor piu’ grave, non hanno coinvolto solo degli inermi prigionieri di guerra tedeschi, bensi’ a piu’ largo raggio, anche russi e soprattutto italiani.

Da “LA GAZZETTA DI LUCCA” del 24 agosto 2011

Giannecchini ha ragione: la strage di tedeschi, e italiani, c'è stata. Ecco la storia dei 39 prigionieri uccisi a sangue freddo

mercoledì, 24 agosto 2011, 20:18
di fabrizio vincenti
La strage c’è stata. Anzi, ce ne sono state ben tre nel giro di pochi giorni in quel di Cravasco, in provincia di Genova, ad un pugno di giorni dalla fine della seconda guerra mondiale. Altro che visionario o arteriosclerotico. Lilio Giannecchini, il discusso ex presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Lucca, non ha le traveggole. Si è limitato, in un filmato di alcuni anni fa, ribadito nella sostanza nel corso di un’intervista televisiva a Noitv nella giornata di ieri, a ricordare un massacro di soldati tedeschi (e non solo) prigionieri come rappresaglia ad una fucilazione di un gruppo di partigiani avvenuta alcuni giorni prima.
La storia, indicativa di quanto, in quei giorni di odio, valesse la vita umana, ha inizio il 22 marzo del 1945. A poco più di un mese dalla fine della guerra, almeno in Italia. In quel pomeriggio, nove militari tedeschi vengono attaccati da partigiani della “Brigata Balilla” comandata da Angelo Scala, detto “Battista” sulla strada che da Cravasco va a Pietra Lavezzara.  La brigata partigiana è costituita da non molti elementi, tutti provenienti dai Gap di Genova, ovvero partigiani comunisti abituati a colpire nei centri cittadini, con azioni fulminee, spesso contro bersagli fascisti isolati, spesso disarmati. Appena usciti di casa, magari intenti a montare in bici o a prendere il tram. E molto spesso tra gli elementi meno estremisti del fascismo, proprio per provocare reazioni ancora più esacerbate.
I tedeschi, peraltro militari dell’esercito e non SS, procedono in fila indiana e vengono eliminati tutti in un breve scontro a fuoco. I loro nomi? Eccoli:  Hans Schwartz, 21 anni; Walther Labhan, 22 anni; Wilhelm Oberndorfer, 20 anni; Rudolf Meister, 32 anni; Jakob Putz, 28 anni; Eduard Kruger, 39 anni; Paul Johann Fischer, 38 anni; Hans Wilhelm Schroder, 22 anni; Rudolf Platt, 21 anni.
La memorialistica resistenziale parla di un’intimazione alla resa e poi dell’uccisione di tutti i militari, senza perdite da parte partigiana. Dalla parte opposta si  descrive l’episodio come un vero e proprio agguato, al punto che sul quotidiano “Il Lavoro” nell’edizione del 24 marzo, si precisa che quattro dei nove militari sono stati finiti con un colpo alla nuca. Versioni, come si vede, contrastanti.
Di sicuro, invece, c’è la rappresaglia tedesca, nonostante che il il comando tedesco, ormai in procinto della resa, avesse ordinato lo stop alle fucilazioni. A decidere la rappresaglia è il tenente colonnello delle SS Friedrich Wilhelm Konrad Siegfried Engel, detto “il boia di Genova”, condannato a numerosi ergastoli per crimini di guerra, peraltro mai scontati. Engel preleva dal carcere di Marassi 20 partigiani, alcuni dei quali già condannati a morte, uno, addirittura, senza una gamba. Due di essi riescono fortunosamente a fuggire durante il trasporto verso il luogo dell’esecuzione. Un terzo, miracolosamente, sopravvive all’esecuzione: si tratta di Franco Diodati. A morire sono però in 17 davanti al cimitero di Cravasco: Oscar Antibo, 36 anni; Giovanni Bellegrandi, 26 anni; Pietro Bernardi, 35 anni; Orlando Bianchi, 45 anni; Virginio Bignotti , 57 anni; Cesare Bo,  21 anni; Pietro Boldo, 31 anni; Giulio Campi, 54 anni; Gustavo Capitò, 48 anni; Giovanni Caru', 33 anni; Cesare Dattilo, 24 anni; Giacomo Goso, 50 anni; Giuseppe Maliverni 20 anni; Nicola Panevino 35 anni; Renato Quartini, 21 anni; Bruno Riberti 18 anni; Ernesto Salvestrini, 22 anni.
Sangue chiama ancora altro sangue.  Stavolta, sono i partigiani che vogliono vendicare i loro compagni. La controrappresaglia, appoggiata dal Comano Alleato, è ancora più spaventosa nella consistenza. Dal campo di prigionia di Rovegno vengono prelevati 39 prigionieri. Sono tedeschi,  ma non solo: tra essi ci sono anche ex prigionieri di guerra sovietici passati con l’Asse, due civili, 13 militi della Brigata Nera di Alesssandria e un bersagliere della Divisione Italia. I 39 prigionieri vennero portati in località Monte Carlo e uccisi. Ecco i nomi degli italiani, per gli altri, specie per i soldati dell’Est Europa, non è stato possibile risalire alla loro identità: Secondo  Albalustro, 17 anni; Angelo Bagnasco 17 anni; Martino Bianchi 17 anni; Lazzaro Buzzo 18 anni; Giulio Costantino,18 anni; Giuseppe Gaeta 18 anni; Angelo Granelli, 18 anni, Armando Raciti, 16 anni; Stefano Raffaghello, 16 anni; Giuseppe Riccardi, 19 anni; Giovanni Senna, 16 anni, Alfredo Vagaggini, 17 anni, Angelo Viola, 17 anni.
Dunque Giannecchini ricorda bene, visto che lui, il partigiano, l’ha fatto proprio in quella zona e molti dei particolari che ha riferito collimano perfettamente con queste tragedie di Cravasco. A questo punto, difficile non parlare di un ennesimo crimine di guerra, per quanto a distanza di oltre 60 anni c’è da interrogarsi quanto valga una sentenza. Rimane un altro interrogativo, tralasciando qualunque considerazione di natura politica: la giustizia è uguale per tutti o, almeno in quei tristi giorni, uccidere a sangue freddo un tedesco o un fascista era garanzia di impunità?



A corollario di tutta questa vicenda aggiunge infine “BargaNews” di stamani:

“Ricordiamo che questa persona, perennemente in lotta contro Barga, la famiglia Sereni in particolare, era stata già dichiarata “non gradita a Barga” con atto formale della giunta Campani. Lo stesso era stato poi riaccolto per una pseudo donazione di un libro, ma dopo lo scoppiare della vicenda Sereni il suo nome era tornato sui banchi del consiglio comunale con una condanna dei suoi comportamenti espressa dal consiglio tesso.
Ricordiamo di lui, ancora non in positivo purtroppo, la notevole responsabilità avuta nella errata  iniziativa per l’ attribuzione della medaglia d’Oro al Valor Civile per la Resistenza ai Comuni della Garfagnana, e la totale voluta, dimenticanza ed esclusione dei ben più importanti comuni che hanno subito le lunghe sorti della guerra nella  Media Valle, Barga, Fabbriche, Borgo e Bagni, che per un Istituto Storico appare un atto di estrema superficialità e leggerezza non ammissibile.”


mercoledì 24 agosto 2011

BUFERA SU BEAU GESTE



Grande scalpore sulla stampa di Lucca ha fatto il video pubblicato sul nostro sito e su YouTube dove il sig. Lilio Giannecchini faceva delle affermazioni alquanto inquietanti.


Da LA NAZIONE – LUCCA di martedì 23 agosto 2011, pag. 3

Giannecchini choc: <<Fucilai 80 tedeschi>>

NUOVA clamorosa bufera su Lilio Giannecchini, 87enne ex direttore dell'Istituto Storico della Resistenza della Provincia, sollevato dall'incarico tra mille polemiche nei mesi scorsi dopo il presunto dossier da lui annunciato contro l'ex sindaco di Barga Umberto Sereni che gli è costato un rinvio a giudizio per tentata violenza privata e violazione della legge sulla privacy. Mentre un comitato preme per riabilitare il vecchio partigiano Giannecchini (escluso anche dagli invitati per la festa del 25 Aprile) e restituirgli il suo incarico, salta fuori adesso il video di una vecchia intervista rilasciata dallo stesso Lilio Giannecchini a una tv straniera. Un documento choc nel quale l'ex direttore dell'Istituto Storico della Resistenza si vanta addirittura senza tanti giri di parole di aver fatto fucilare 80 prigionieri tedeschi a Genova. A sollevare sui giornali il caso, emerso sul sito dello Schermo.it, è in particolare l'ex sindaco Pietro Fazzi, che fornisce anche il link del filmato su Internet: www.manricoducceschi.it/PIPPO/images/beaugeste.wmv.  «MOLTI  sottolinea Pietro Fazzi  hanno commentato liberamente le dichiarazioni del cavalier Lilio Giannecchini, direttore dell'Istituto Storico della Resistenza della Provincia di Lucca nelle quali lo stesso ha confessato di aver dato ordine di passare per le armi ottanta prigionieri di guerra tedeschi. Credo che a questo punto, sarebbe il caso che chi ha deciso di escludere il cavalier Lilio Giannecchini dalle prossime manifestazioni per la Resistenza a causa di quanto da lui confessato nel filmato, agisse di conseguenza. Quindi, a mio avviso, la Provincia di Lucca dovrebbe consegnare il filmato alla Procura della Repubblica competente accompagnandolo con un esposto dettagliato sulla vicenda chiedendo di accertare lo stato dei fatti. Dovrebbe inoltre comunicare ufficialmente da subito l'intenzione della Provincia, nel caso che le dichiarazioni riferite risultassero fondate e veritiere, di costituirsi parte civile a fianco dei parenti degli ottanta prigionieri tedeschi».  ALL'EPOCA Lilio Giannecchini era vice-comandante della Brigata partigiana «Oreste», che operava in Liguria e in particolare si occupò di trattare la resa della divisione tedesca, comandata dal generale Ganter Von Mainhold. Di recente ha anche inviato una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la quale protesta per la sua esclusione da tutte le manifestazioni commemorative legate alla Resistenza. «Sono uno degli ultimi partigiani viventi e uno degli ultimi sopravvissuti della guerra di Liberazione...  aveva scritto  Mi rivolgo a Lei, signor Presidente della Repubblica, quella stessa per la quale ho operato a costo della mia stessa vita, perché mi sia restituito il rispetto dovuto alla mia storia ed alla mia dignità. Resto in attesa di un riscontro, per me vitale». Paolo Pacini  Image: 20110823/foto/4602.jpg


Prosegue  Lo Schermo.it quotidiano online  del 24 agosto 2011

Prigionieri tedeschi giustiziati: la versione di Fulvetti, nuovo direttore dell'Istituto storico della Resistenza

24-08-2011 / Interviste / Nazareno Giusti

LUCCA, 24 agosto - Gianluca Fulvetti è il giovane storico lucchese nominato, alcuni mesi fa, direttore dell’Istituto della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Lucca al posto di Lilio Giannecchini. Lo avevamo sentito per parlare di un suo progetto per la riscoperta della figura di Augusto Mancini e di altri antifascisti lucchesi ingiustamente dimenticati, innanzitutto da quell'Istituto storico che avrebbe dovuto garantirne la memoria. Ma le clamorose rivelazioni delle ultime ore, emerse dai commenti dei lettori del LoSchermo.it - che hanno portato di fronte all'opinione pubblica il video shock in cui l'ex capo partigiano confessa la fucilazione di 80 prigionieri di guerra tedeschi - ci hanno imposto l'obbligo di pogli nuove domande in qualità di storico ma, sopratutto, nella sua veste di nuovo direttore dell'Istituto ed "erede" di Giannecchini. Un'eredità che si discosta dalla gestione precedente già sulla base di un progetto nato - prima delle polemiche sul presunto massacro dei prigionieri tedeschi - dalla consapevolezza di una grossa lacuna nella biblioteca dell'Istituto di cui si era già accorto assieme ai suoi collaboratori, all'indomani dell'insediamento. Adesso il giovane direttore, però, deve confrontarsi con il suo predecessore. Di fronte all'Italia che osserva, in queste calde giornate d'agosto, e alla Storia che reclama il suo tributo di verità.
“Sì, una cosa che ci è balzata subito agli occhi è stata l'assenza di studi e ricerche promossi dall'Istituto in questi anni che riguardassero la storia delle culture democratiche, repubblicane e antifasciste. Insomma, in questo Istituto si è studiato molto il fascismo, con un approccio molto 'interno' al regime e alle sue articolazioni, ma molto meno la sua attività repressiva e ancora meno chi in quelle repressioni è suo malgrado incorso”, dichiara Fulvetti a LoSchermo.it.
Questo a cosa era dovuto?
"A una gestione autoreferenziale dell'Istituto e ad un modo assai selettivo col quale si è studiato il passato".
Dopo oltre un ventennio di direzione dell'ex partigiano, lei, appena insediato, di fronte a che situazione si è trovato?
"Ci siamo trovati davanti ad una situazione assai complicata, determinata, oltre, dal cattivo stato dell'archivio e della biblioteca (privi entrambi di un compiuto integrale) dalla presenza di stranezze amministrative e di pesanti pendenze economiche. Ci risultano persino scomparsi alcuni fondi d’archivio. La condotta dell'Istituto avrebbe dovuto essere assai diversa. I pochi studiosi e collaboratori che hanno frequentato quelle stanze in questi anni hanno avuto solo l’interesse di pubblicare i propri studi, senza curarsi che l’Istituto tenesse appieno fede ai suoi doveri statutari, all’indispensabile pluralismo, e fosse realmente aperto e a disposizione della cittadinanza. Siamo però fiduciosi di riuscire, con tenacia e pazienza, a fare dell’Istituto della Resistenza una realtà culturale vivace, a disposizione di Lucca e di tutta la provincia, un luogo dove si possa fare ricerca e studiare il nostro passato, promuovendo in collaborazione con le altre realtà del territorio e con tutti gli enti locali una fattiva politica della memoria. Il fatti che già in questi pochi mesi siano stato numerose le persone venute ad iscriversi è un ottimo segnale". 
Professore, quindi, in molti sapevano del comportamento e della gestione dell'ex partigiano, perché allora nessuno ha protestato in tutti questi anni?
"Questo va chiesto a chi faceva parte del vecchio direttivo, senza dimenticare che sono stati i soci a eleggere quegli organi: questa è la democrazia. Io stesso ho più volte sottolineato all’ex-Presidente dell’Istituto comportamenti poco corretti dell’ex-Direttore, ma senza esito. E come me altre persone, studiosi e semplici cittadini. Diciamo che le vicende degli ultimi mesi hanno messo i soci – nella assemblea del 2 aprile scorso – di fronte alla necessità di eleggere nuovi organismi e voltare pagina".
Stranamente  il nome di Giannecchini appare ancora come direttore sul sito dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia...
"No, Giannecchini con l'Istituto non c'entra niente, è un problema di aggiornamento del sito nazionale. Lui si spaccia per direttore ma non lo è più, ha persino citato l'Istituto Storico in giudizio perché a suo dire la sospensione ricevuta dal vecchio Direttivo (a fine gennaio) non sarebbe stata regolare. Senza polemiche, ci siamo difesi in Tribunale  e il magistrato ci ha dato ragione.
A proposito: cosa pensa del video in cui confessa di aver fucilato 80 prigionieri tedeschi?
"Il mio giudizio è che va appurato se il fatto è accaduto o no. Si tratterebbe di un evento di notevoli proporzioni. Lo invito a raccontare meglio con più particolari il gesto, di cui dice, di esser stato responsabile. E se le cose stanno così come viene fuori dal video, è bene che si rechi alla Procura e compia tutti gli atti necessari e conseguenti a questa sua confessione".


martedì 23 agosto 2011

Lucca, 24 agosto 1948



Pippo,
Sono tutti intorno a Te « i nostri ragazzi » come Tu li chiamavi, per l’ultima volta!
I « nostri ragazzi » Pippo! Con quanto affetto, con quanta riconoscenza, con quale sentimento di profondo orgoglio Tu ricordavi fatti e parole, rievocavi gesta ed episodi di valore delle ore belle e difficili.
Il Tuo grande animo puro li aveva stretti intorno a Te con legami che niente poté e potrà spezzare e neppure certo l’angoscia di quest’ora, l’orrore di questa morte.
Ecco : son tutti qui i Tuoi fratelli che non vogliono, che non possono credere, con in cuore la disperazione, ma anche una netta decisione : quella che aspetti da loro:
Noi ricordiamo, Pippo! Non dimenticheremo!
Settembre ‘43:
Tutto si sfascia, tutto crolla, ogni valore umano e morale sembra sommerso e distrutto dalla ignominia, dal tradimento, dalla vigliaccheria, dalla sopraffazione brutale e selvaggia; e i pochi decisi a non lasciarsi sopraffare, a morire piuttosto che rinunziare ad essere uomini, cercano disperatamente una bandiera, un simbolo, una luce verso cui correre.
Tu fosti per noi tutti quella luce, Tu il soffio vitale che rianimò la nostra fede, rinsaldò speranze e propositi.



Primo fra tutti in questa zona innalzasti la bandiera dell’onore e Vi scrivesti : «Giustizia e Libertà»: non parole inerti, ma pure, vive espressioni del Tuo animo di uomo buono, coraggioso, leale, libero, giusto!

E come ogni giusto fosti spietato con te stesso negandoti sempre, da allora e fino ad oggi, ogni gioia che non venisse dall’adempimento della Tua missione, imponendoti sempre, primo fra tutti, i più duri sacrifici, le privazioni più estenuanti, i posti di maggior responsabilità e di maggior pericolo.
Ricordiamo, Pippo!

Autunno-inverno ‘43-’44.
Dietro ai pochi animosi che accorsero fin dal primo momento al Tuo richiamo, vennero intorno a Te numerosi i giovani espressi dalla carne viva e dolorante di questo nostro popolo buono e disgraziato, i più saldi, i più puri di nostra gente, i più generosi perché, Pippo, era il Tuo orgoglio ed è il nostro, non v’era e non v’è posto nell’XI Zona per gli imbelli e gli opportunisti, per l’accomodamento o per l’intrigo, per gli interessi personalistici, per gli egoismi e i calcoli d’ogni genere, per coloro che non sapessero anteporre a tutto, (ideali politici, vita, famiglia) la propria dignità, lo slancio prepotente verso quel culmine, allora così lontano da apparire quasi irraggiungibile, ove la nostra fede aveva posta la certezza del nostro destino di uomini e di popolo.
Mesi duri quelli, i più duri : mesi tristi di lotta non solo contro il nemico ma purtroppo anche contro i fratelli indegni e contro i pavidi, mesi di agguati e di fughe, circondati dal sospetto e dal tradimento, senz’armi. quasi senza aiuti, spiati, braccati, torturati, perseguitati fin nelle famiglie, lasciando ad ogni passo uno dei nostri, col pianto in gola, nella disperazione di non poter fare quello che avremmo voluto; ma con Te Pippo. che mai non ci mancasti, con Te sempre sereno, sempre sicuro, saldo, buono!
E vennero anche i giorni belli; vennero le armi, vennero le ore della lotta aperta e sanguinosa, venne la vittoria che per primo tra i capi partigiani Tu cogliesti come premio dovuto alle Tue superiori qualità morali e militari.
Maggio-Giugno 1944: Al nuovo risorgimento d’Italia!

Fabbriche, Palleggio, Casabasciana, Bagni di Lucca, Abetone, Monte Spigolino ecc.
Il Tuo viso mite e un poco triste si illuminò di un sorriso mentre coi pochi animosi respingevi ed incalzavi le orde sanguinarie che fuggirono a spargere la novella di un « diavolo di bandito » ovunque presente ad animare, a guidare, a colpire.
Corse la notizia del Tuo eroismo, della Tua lotta e dei Tuoi successi a spaventare i nemici, a rinsaldare la speranza nostra, a rianimare gli sgomenti.
E corsero a Te a centinaia i nostri bravi montanari, si strinsero intorno a Te quelle buone popolazioni che oggi piangono con noi poiché sanno quanto Ti devono, quanto Tu hai fatto per loro in guerra ed in pace!

E venne, dopo altre dure lotte, dopo altro sangue, venne per quelle terre la fine della guerra, ma non per Te, non per i Tuoi più fidi poiché Tu sentisti, Tu proclamasti che non potevi considerare finito il Tuo compito di combattente finché un solo nemico avesse continuato ad insozzare le terre d’Italia. Ancora un altro autunno, un altro inverno, ancora lotte, sacrificio, fame, freddo, battaglia, lutti, ancora l’angoscia quotidiana, grande per il Tuo cuore sensibile, del compagno caduto, del sangue sparso, della devastazione che continuava a straziare l’Italia.

E finalmente la primavera. lo sfacelo del nemico, la corsa da quel terribile settore del fronte che il Tuo coraggio aveva richiesto, che la fiducia degli alleati Ti aveva concesso, che i Tuoi sacrifici avevano tenuto, fino ai liberi confini della Patria!
Ma premio non venne ché premio non volesti!
Disprezzasti facili guadagni, non volesti gradi, ricompense, onori, orgoglioso nella Tua povertà, lieto nella Tua umiltà; e noi che già tanto Ti amavamo, Ti vedemmo allora innalzarti al di sopra di tutto e di tutti; qualcosa di prezioso da custodire nel più intimo del cuore: puro ideale, bellezza morale che rianima e conforta!
Noi sappiamo tutto e tutto ricordiamo Manrico: anche e sopratutto questi ultimi anni in cui il Tuo disinteresse, la Tua generosità, il Tuo spirito di sacrificio divennero sublimi, questi anni spesso tristi e delusi, sempre duri a tutti ma a Te più che a tutti gli altri, in cui desti sempre e tutto Te stesso ogni qualvolta potesti lenire una sofferenza, alleviare un bisogno, compiere un atto di riparazione o di giustizia.
Questo noi sappiamo, questo deve gridarsi alto: Non conosciamo, non vi fu fra noi uomo più di Te buono, umile, sereno, giusto!

Ed è per questo che oggi ci sentiamo soli e disperati. Vedi, Manrico, son tutti intorno a Te i Tuoi ragazzi, ancora increduli, ancora incapaci di affermare e contenere tutta la loro tristezza.
E questo pianto incontenibile ci fa quasi disperare di poter scorgere ancora la via senza di te, nostra guida, fratello buono, compagno forte. Ma no! Tu ce l’hai mostrata la nostra via! Tu sei ancora con noi e tra noi, Tu ce l’additi ancora: è la via dell’onore, della giustizia, della libertà. Addio Manrico e grazie, grazie per tutto quello che hai fatto e per il bene che ci hai voluto, ma grazie sopratutto per questa speranza che dopo lo smarrimento di quest’ora noi ritroveremo, siine certo, per Te e per noi, grazie per questa ansia di vita e di lotta che Tu ci infondesti e sarà da noi coltivata come la cosa più bella di Te e di noi.


LUIGI VELANI


Tratto da “PROFILI DI PATRIOTI DELLA PROVINCIA DI LUCCA” edito a cura del Comitato Provinciale Patrioti Lucchesi aderente alla F.I.V.L. - 24 aprile 1963 - pagg. 13-16.


lunedì 22 agosto 2011

BEAU GESTE



Ci è stato richiesto di riproporre una particolare intervista rilasciata a una nota regista americana dall’ex Direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Provincia di Lucca, sig. Lilio Giannecchini, dove costui afferma di aver deciso, per rappresaglia e intimidazione, di fucilare 80 prigionieri tedeschi da lui catturati e di aver minacciato il comando tedesco, qualora fosse stata applicata ancora per ritorsione la decimazione, di fucilarne altri 450.



venerdì 19 agosto 2011

DALLA RUSSIA UN BEL RICORDO


Nella foto qui sopra vediamo i partigiani sovietici che combatterono nel 1944 con le formazioni della XI Zona Patrioti. Al centro il "Maresciallo Dumi" (foto tratta dal libro "Perché non siano le ultime voci" a cura di Enzo Lanini edito dal Centro Documentazione per la storia dell'immigrazione, del movimento operaio e contadino - FILEF Lucchese, XXVIII Edizione, Montefegatesi di Bagni di Lucca, luglio 2011).



IL MARESCIALLO DUMI

Si ringrazia A. Battaglini che ha reso possibile la pubblicazione di questo emozionante scambio epistolare

Gentile redazione di giornale “l’unita”
        
         Sono Lagvilava Michele dal Davidi - partigiano IV e XI divisione brigata Garibaldi. Abito in URSS in repubblica autonomia Abchasia, citta Suchumi,
[segue indirizzo].
         Ho grande preghiera e prego in mezzo di vostro giornale aiutarmi trovare i nostri combattenti compagni ex partigiani da IV e XI divisione di Brigate Garibaldi [l’XI non era una brigata Garibaldi. Era una formazione apartitica.] quali hanno funzionato in 1944 in zona Toscano e Modena in regione Montefiorino, Castilione, Fanano, Palegio e Bagniodilucca sotto comando compagni Barba - IV divisione e Pipeta [Manrico Ducceschi, detto Pippo] dal XI divisione (cosi chiamavano ma di nome vero io non so).
         Era trovato in reparto (Pipeta) con sua famiglia con moglie e sorella. Suo sostituare era un sud-africano ex pilota Goni. Quale era firito 29 settembre 1944 in bataglia per Bagniodilucca.
         Io sono stato in questo reparto comandante del divisione[plotone], mi chiamavano nel reparto maresciallo Dumi.
         In divisione eravamo tre giorgiani, uno russo, uno ceco-Varlais giovane medico- Francese e resti partigiani italiani, titale 20 persono.
         Nostro divisione sempre era situato in ariegrado in lontaneza 5 - 10 chilometri da Punto comandante. Alla fine agosto 1944 nostro divisione avevo ricevuto armi, medicamenti e provise con Paracadutisti.
         In nostro reparto (reparto Pipeta) era comandante di una divisione un famoso Partigiani dal Jugoslavia compagno Antonio (questo è suo nome) i tedeschi cercavano molto.
         30 settembre 1944 mio divisione avevo occupato Palegio, ma nostro reparto sotto comandanto compagno Pipeta avevo occupato città Bagniodilucca. 30 settembre nella città Bagniodilucca noi avevamo incontrato truppe alleati. In questo sera noi quattro (sovetici) combattenti avevamo portato i documenti, facevamo addio con comandanti,con amici di battaglia e abbiamo partiti nella città Lucca, da Lucca in Livorno, poi a Roma a nostro consolato.
         Tutto questo io scrivo, spero che restanti vivi nostri combattenti compagni quando inizieranno leggere questa publicazione faranno memoria su di noi, su di nostro reparto e divisione.
         Sono passati 44 anni e io non posso sapere su di fortuna i nostro reparto- reparto Pipeta e su di nostro reparto-divisione maresciallo Dumi.
         Noi tutti tre Giorgiani-ex partigiani Garibaldiani viviamo a Giorgia.
         1) Lagvilava Michele (ex comandante divisione - Marescialo Dumi) abito in Republia autonomia Abchasia, [segue indirizzo]. Il mio mestiere ingiegnero di edilizia.
         2) Bocuciava Vladimiro abita [segue indirizzo]
         3) Matiascivili Scialva, abita [segue indirizzo]
         Per noi è molto interessante il destino dal nostro ex comandante compagnia Pipeta e la sua famiglia, il destino reparto. Non puo darsi che nessuno vive ancora.
         Ogni anno 9- maggio in giorno della vittoria, incontravamo con amici Italiani ex partigiani in Tbilissi, questo incontro guadato ex comandanto del Partigiani capitano Bruno da Novara,[mi par di capire che ad uno di questi incontri ha assistito il capitano Bruno] ma da Toscano non c’è nessuno. Troppo pecato...
         Gentile redazione! Prego pubblicare la mia lettera con fotografia in vostro giornale, che fa per noi il aiuto, su questa fotografia siamo quattro sovietici ex Partigiani-Garibaldiani da IV e XI divisione.
         La fotografia è stata fatta in 1944 in città Haifa - Palestina.
         Per noi, ex Partigiani Italia è secondo patria e nostri combattenti amici Garibaldiani - fratteli.
         Noi siamo sempre obbligati amare e rispettare i nostri amici, ricordare e apogiare nostro colegamento. Il leale POPOLO Italiano ci aiutava a noi fuggire da prigione, ospitava, vestiva, allimentava e dava la possibilita prendere in mani arme e collegarsi con partigiani.
         con rispetto: Lagvilava Michele - Maresciallo Dumi
         1989.



mercoledì 17 agosto 2011

LE CURIOSE AFFERMAZIONI DI TIZIANO PALANDRI

Recentemente è uscito il libro "Perché non siano le ultime voci" a cura di Enzo Lanini, edito dal Centro Documentazione per la storia dell'emigrazione, del movimento operaio e contadino - FILEF Lucchese. XXVIII Edizione Montefegatesi di Bagni di Lucca, luglio 2011. Nel volume si trova anche una raccolta  di affermazioni a mo' di intervista con Tiziano Palandri e in particolare a pag. 75 si legge:


Evidentemente qui c'è un po' di confusione sulle date: l'8 agosto il Comandante "Pippo" era ancora vivo e vegeto mentre la data esatta in questione è il 24 agosto 1948. Chissà poi come Palandri ha appreso della scomparsa di documentazione dalla casa di "Pippo" e a quale documentazione esattamente si riferisce.

martedì 16 agosto 2011

Rievocazione storica LE STRADE DELLA MEMORIA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente iniziativa:

sabato 13 agosto 2011

L’ULTIMA GUERRA - Cronistoria di Mario Giannini



Il libro di Mario Giannini affronta il periodo della guerra in Garfagnana dal punto di vista strettamente personale di Giannini che all’epoca era un bambino. Si discosta molto, pero’, da altri libri di memorie analoghi perche’ illustra con chiarezza ma senza mai annoiare il  Lettore, come fosse la vita quotidiana di quei giorni, riscoprendo l’ingegno, a volte anche estremamente fantasioso, della gente volto a risolvere i problemi quotidiani.

In tutto questo, si inserisce anche la figura di alcuni uomini dell’XI Zona, come “Pelo” alias Aldo Battaglini, nonche’ la figura del Comandante Pippo, amato e stimato da chiunque avesse avuto l’onore di conoscerlo. Giannini affronta anche a grandi linee il vissuto del Comandante, provando a dare una sua interpretazione della morte cercando i mantenere la massima obiettivita’ ed anche se l’argomento cosi’ delicato si basa sull’analisi di pochi dettagli, quello che ne emerge impeccabile e’ comunque il ritratto di un uomo che ha vissuto ed e’ morto per un unico motivo: il suo ideale di liberta’.