domenica 31 luglio 2011

UNA T-SHIRT DEDICATA

Molto successo ha riscosso la nostra iniziativa di dar vita ad una maglietta dedicata a “Pippo” e al suo Sito Web www.manricoducceschi.it . Ecco la T-shirt in questione.




UNA DOMENICA MOLTO PARTICOLARE

Come ogni anno, in località La Pianaccina di Pian di Novello (PT), presso la lapide commemorativa dei caduti dell’XI Zona, si è tenuta la cerimonia in ricordo di “Pippo” e dei componenti della Formazione. Come di regola vi erano la rappresentanza dell’Esercito Americano e questo anno anche un distaccamento dei paracadutisti della “Folgore” di Pistoia, che recentemente ha avuto un caduto in Afghanistan. Vi erano inoltre rappresentanze politiche di vario livello sia locale che nazionale e come sempre hanno parlato i bravissimi nipoti del patriota Otello Guidi (Cesare, Gemma e Costanza). E’ intervenuto anche lo scrittore Mario Giannini.









sabato 30 luglio 2011

Si apprende una interessante iniziativa

da "IL TIRRENO" del 29 luglio 2011

"Resistenza: Pisa la ricorda con una biciclettata

    Resistenza: Pisa la ricorda con una biciclettata
    Ricordare (o conoscere, per alcuni) i luoghi simbolo della Resistenza a Pisa attraverso una biciclettata. E' l'obiettivo di "Biciclettata resistente", l'iniziativa voluta da Anpi e Arci, in programma domani [oggi 30 luglio 2011] alle 18 da piazza dei Cavalieri, nel centro di Pisa. Saranno sei le tappe della biciclettata lungo altrettanti luoghi significativi per la Resistenza in città. «Per tenere viva la memoria sono necessarie fatica, resistenza, aria non inquinata e gioventù di spirito e per questo l'idea di una biciclettata resistente è significativa - dice l'assessore comunale Marilù Chiofalo - con giovani e meno giovani che su ogni lapide incontrata appoggeranno un fiore e legheranno un fazzoletto». La biciclettata si concluderà in serata all'ippodromo San Rossore dove Agostino Bragazzi, combattente partigiano catturato dai tedeschi che lo accusarono di aver sabotato una postazione del telegrafo, fu impiccato il 13 giugno 1944."

    sabato 2 luglio 2011

    "PIPPO" MADE IN CHINA

    Incredibile! Ma "Pippo" sembra essere famoso anche in Cina. Ecco infatti la pagina di Facebook a lui dedicata tradotta in Cinese.

    venerdì 1 luglio 2011

    “PIPPO” FIGURA MITICA DELLA RESISTENZA LIBERA

     

    Tratto da: “Pippo, il mitico Comandante dimenticato della Resistenza libera” in “LoSchermo.it” 20-04-2011 / FATTI & PERSONAGGI / NAZARENO GIUSTI

    “…una figura importante come quella di Manrico Ducceschi e dei suoi uomini dell'XI Zona, unica formazione, ad esser aggregata dagli Alleati nelle loro operazioni successive, prendendo parte, così, alla liberazione di tutte le città del Nord fino a Milano.

    Caso molto raro anche perchè gli Alleati preferivano smilitalizzare i gruppi partigiani ma, nel caso degli uomini di Pippo, fu diverso sopratutto per il "carattere essenzialmente apolitico e a fini militari e patriottici" della formazione che, comunque, accoglieva fra le sue file antifascisti di appartenenza o di estrazione politica eterogenea (dai giellisti ai monarchici, dagli anarchici ai comunisti e, ovviamente, i senza partito).
    “Nella nostra formazione-diceva Pippo-non deve entrare mai la politica. Noi dobbiamo liberare l’Italia dalla tirannia”.

    Questa sua linea di pensiero (e di azione) lo porterà a sottrarsi sempre più all'autorità dei CLN e a privilegiare rapporti diretti con emissari "badogliani" del governo del Sud ma, soprattutto, con gli Alleati; era infatti collegato, tramite il pistoiese Giovanni La Loggia (amico di Silvano Fedi ed agente dell' Oss paracadutato ed aggregato al suo gruppo), con l'intelligence americana, impegnata nel pesciatino (con le missioni "Berta" e "Carnation"), e grazie a ciò verrà rifornito con aviolanci ed allaccerà poi, "sul campo", ottimi rapporti con le truppe brasiliane e statunitensi; da questi ultimi sarà insignito, alla fine della guerra, della Bronze Star Medal.

    Il pomeriggio di giovedì 26 agosto 1948, venne trovato impiccato nella camera della sua abitazione vicino alla Chiesa di San Michele, a Lucca. La versione ufficiale parlò di suicidio, ma sulle circostanze della sua morte (che risaliva a due giorni prima), molti dei suoi collaboratori nutrirono sempre dubbi, avanzando ipotesi di responsabilità e scenari fra loro molto diversi ed anche contrastanti.

    Nei mesi precedenti il presunto suicidio Ducceschi era stato ricontattato, in piena guerra fredda, dagli americani, in quanto sembra disponibile a tornare in montagna con un gruppo selezionato di suoi collaboratori, nell’eventualità (allora molto temuta in ambito moderato), di una invasione sovietica del Paese.

    Ma chi era questo Manrico Ducceschi, capace in pochi mesi di assurgere a comandante di una delle più importanti formazioni partigiane operanti nel centro Italia e in grado di guadagnarsi stima e fiducia da parte degli Alleati?

    Nato casualmente a Capua l'11 settembre 1920, figlio di Fernando e Matilde Bonaccio (nativi di Pistoia), trascorse l'infanzia e l'adolescenza nella città toscana, dove conseguì la maturità classica al Liceo "Forteguerri". In seguito, si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia a Firenze, senza però terminare gli studi a causa della chiamata alle armi. L'8 settembre 1943, lo trovò a Tarquinia, allievo ufficiale del V Reggimento Alpini.

    “Per la coscienza di molti giovani-scrive Carlo Onofrio Gori-l'Armistizio dell' 8 settembre 1943 e l'occupazione tedesca, comportando scelte drammatiche, furono come una cartina di tornasole: molti si nascosero o si defilarono; alcuni, per paura, fede o malinteso senso dell’onore, scelsero di aderire alla “repubblichina” fascista; non pochi seppero invece reagire e scegliere con maturità e sicurezza, in modi e tempi diversi, la strada della Resistenza. In alcuni emersero attitudini e qualità che altrimenti sarebbero forse rimaste per sempre sopite: ci sembra questo il percorso del pistoiese
    Manrico Ducceschi” che, dopo aver fatto ritorno nella sua città, entrò in relazione con ex compagni di studi, militanti dei gruppi Giustizia e Libertà di Firenze, vicini al Partito d'Azione, dandosi successivamente alla macchia per partecipare alla Resistenza italiana con il nome di battaglia di "Pontito", formando (già a metà settembre) la prima "Brigata Rosselli"e mostrando, ben presto, insospettate doti di organizzatore.

    In seguito, dopo avere assunto il nome di battaglia di Pippo, (riferendosi ad uno pseudonimo usato da Giuseppe Mazzini) assorbe alcune formazioni minori del Pistoiese e della Lucchesia e, il 16 marzo 1944, da vita alla formazione denominata "Esercito di Liberazione Nazionale -XI Zona Patrioti"; organizza i suoi uomini in settori, gruppi e distaccamenti, giungendo via via a coprire un vasto e nevralgico settore nella zona della Linea Gotica: dalla Val di Lima, all'Abetone, da parte
    dell'Appennino modenese, alla Garfagnana ed alle valli del Pescia e della Nievole; rientra, tra l'altro, nel suo campo d'azione, la Statale 12 dell'Abetone e del Brennero, fondamentale per gli spostamenti delle truppe nazifasciste.

    Sarà proprio qui che, l'8 giugno 1944, i suoi uomini compiranno una clamorosa azione in cui rimarrà ucciso l'ammiraglio Toyo Mitsunobu, addetto militare giapponese presso la RSI e saranno rinvenuti e poi consegnati agli americani importantissimi documenti , alcuni dei quali furono classificati come “Highly classified papers” (“carte altamente riservate”).

    Questa azione, come molte altre, convinse gli Alleati a unire a se i Patrioti facenti capo a Pippo, con la promessa, comericorderà Lindano Zanchi, nel dopoguerra attivista del PCI pistoiese di tenere "l'onore delle armi e di combattere fino ai territori tedeschi, onore che non avemmo il tempo di godere perché quando stavamo per partire la Germania capitolò; cosicché l'onore delle armi ci fu consentito per il rientro alla nostra sede. Infatti, noi rientrammo all'Abetone con tutti gli automezzi ... e con le armi. Lì all'Abetone le depositammo per consegnarle".

    In quel giorno di giugno, davanti al Cimone Pippo, come racconterà in un bel pezzo Bruno Sereni, "calvo, con i peli neri della foltissima barba contrastavano con il colore pallido del viso" parlò ai suoi uomini, mentre il "piccolo tricolore partigiano" sventolava mestamente "negli ultimi battiti".

    "La guerra è finita!-disse-Il nostro compito è terminato. Ora urge lavorare. Solo con il lavoro costruttivo potremo essere ancora utili al nostro paese". E mentre diceva questo "gli occhi gli luccicavano".

    Finiva lì una pagina e ne iniziava un'altra.

    La vita riprese come prima, fino a quel maledetto giorno d'agosto. Il 28 agosto furono celebrati a Lucca "in forma particolarmente solenne" i funerali, un picchetto della Divisione "Friuli" gli rese gli onori militari.

    Forte fu lo smarrimento tra i compagni di lotta, come rivela la commosso orazione tenuta dall’Avvocato Luigi Velani, già Aiutante Maggiore del Comando XIa Zona Militare Patrioti.

    "Pippo sono tutti qua i tuoi ragazzi Ecco : son tutti qui i Tuoi fratelli che non vogliono, che non possono credere, con in cuore la disperazione, ma anche una netta decisione : quella che aspetti da loro: Noi ricordiamo, Pippo! Non dimenticheremo! (..) oggi ci sentiamo soli e disperati. Vedi, Manrico, son tutti intorno a Te i Tuoi ragazzi, ancora increduli, ancora incapaci di affermare e contenere tutta la loro tristezza. E questo pianto incontenibile ci fa quasi disperare di poter scorgere ancora la via senza di te, nostra guida, fratello buono, compagno forte”.

    Ma poi, il ricordo di quei giorni di lotta, di quegli insegnamenti rinvigoriva l'Idea e la via, che sembrava aver dato spazio a un bosco di rovi, appariva nuovamente chiara davanti a loro; era la via che gli aveva insegnato Pippo, quella “dell’Onore, della Giustizia, della Libertà”.