sabato 24 dicembre 2011

SOMMOCOLONIA 26 DICEMBRE 1944-26 DICEMBRE 2011

Come ricorda "LA NAZIONE" di oggi  lunedì 26 dicembre 2011 ci sarà l'appuntamento di Sommocolonia dove nella mattinata verrà ricordata la tragica battaglia del 26 dicembre 1944 con la controffensiva tedesca che tra civili, partigiani e militari americani e tedeschi causo più di 100 morti. Per commemorare quell'avvenimento alle 10.30 il proposto di Barga, don Stefano Serafini officerà una messa nella chiesa di Sommocolonia, alla presenza delle autorità civili e militari. Seguirà la deposizione di corone di alloro al monumento alla pace nella rocca, al monumento ai caduti nella chiesa, e al monumento ai partigiani caduti a Monticino.




lunedì 19 dicembre 2011

CARTELLI A INTERMITTENZA

Si avvicinano le Festività nonché l'avvio della campagna elettorale per l'elezione del nuovo Sindaco di Lucca.
Iniziative nuove ma eventi vecchi: ancora una volta, infatti, passando per Nave, dove dovrebbe trovarsi il cartello che indica la via dedicata a "Pippo", è possibile notare come questo sia stato ancora una volta divelto. Non è la prima volta che succede ma passa sempre molto tempo prima che il cartello sia messo nuovamente al suo posto e così può capitare, ad esempio, di vedere una corona di alloro depositata a bordo strada senza alcuna indicazione. Ci chiediamo come mai si preferisca abbattere questo cartello ma soprattutto come mai non si pensi a sistemarlo in modo, oltre che più decoroso, anche un tantino più sicuro. Se non altro la prossima volta che passando da Nave qualcuno noterà una corona d'alloro saprà che non è perché in quel punto è accaduto l'ennesimo incidente stradale, bensì perché qualche amministrazione locale si è finalmente ricordata di chi ha dato tanto per questa città.

LA BATTAGLIA DI SOMMOCOLONIA

Tra pochi giorni ricorrerà l'anniversario della battaglia di Sommocolonia. Ripercorriamo allora gli eventi con lo storico Davide del Giudice intervistato da "giornaledibarganews":

http://www.giornaledibarganews.com/2011/12/16/operazione-wintergewitter-intervista-a-davide-del-giudice/

domenica 27 novembre 2011

Manrico Ducceschi aus Wikipedia

Manrico Ducceschi, genannt Pippo, (* 11. September 1920 in Capua (Caserta); † 24. August 1948) war ein italienischer Partisanenführer.

Leben

Manrico Ducceschi wuchs in Pistoia auf. Er begann an der Universität Florenz Literatur und Philosophie studieren, musste das Studium wegen seiner Einberufung zum Militär jedoch unterbrechen. Als nach den Ereignissen des 8. September 1943 die italienische Armee aufgelöst wurde, kehrte er aus Tarquinia nach Hause zurück.

Mit seiner militärischen Erfahrung kam er schnell in Kontakt mit der Gruppe „Giustizia e Libertà“ („Gerechtigkeit und Freiheit“) in Florenz. Er nahm die Gelegenheit wahr, eine Gruppe von Patrioten um sich zu sammeln mit dem Ziel, die Deutsche Besatzungsarmee in Italien zu bekämpfen.

Dank seiner hoch angesehenen Fähigkeiten und Erfahrung als Kommandeur gewann er sehr viele kampfbereite junge Leute, so dass es ihm möglich war, eine kampfbereite patriotische Truppe in Italien aufzubauen. Die 11. Militärische Patriotische Zone eine der wenigen Partisanengruppen, die keine militärische Niederlage erlitt.

Wegen seiner Partisanentätigkeit stand er auf der Liste der von den Deutschen Verfolgten, und zwar nicht nur er selbst, sondern alle seine Verwandten. Sie waren daher gezwungen, sich für die Zeit des Krieges zu verstecken, so mussten sich seine Mutter und seine Schwester einmal in einem Leichenwagen verbergen.

Manrico „Pippo“ war einer der wenigen, die es bis nach Mailand schafften. Er wurde von den USA mit dem Bronze Star ausgezeichnet, der ihm im Gebäude Santini in Lucca verliehen wurde. Trotz all seiner unbestrittenen Verdienste bekam er keine Anerkennung von den jeweils regierenden politischen Parteien. Sogar das Versprechen, ihm nachträglich ein Denkmal in Pistoia zu widmen, wurde bisher nicht erfüllt. Sein Leichnam wurde dorthin von Lucca aus, wo er gestorben war, überführt und dort beigesetzt.

Am 24. August 1948 musste Pippo nach Rom, um über einige Partisanengruppen zu berichten. Nach seiner Rückkehr nach Hause fand ihn sein Vater, der sich um seinen Sohn Sorgen machte, mit dessen eigenem Hosengürtel erhängt. Damit begann das Rätsel um seinen Tod.

Viele Mutmaßungen wurden anschließend angestellt, aber auch wenn die offizielle Version immer noch von Selbstmord ausgeht, existieren viele Zweifel an dieser Version.

Literatur

Carlo Francovich: Relazioni sull'attività militare svolta dalle formazioni patriottiche operanti alle dipendenze del Comando XI Zona dell'Esercito di Liberazione Nazionale. In: Il Movimento di Liberazione in Italia – Rassegna Bimestrale di Studi e Documenti. a Cura dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Nr. 44–45, 46, 47, Mailand 1956–1957.
Giorgio Petracchi: Intelligence Americana e Partigiani sulla Linea Gotica – I documenti segreti dell'OSS. Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1992.
Giorgio Petracchi: Al tempo che Berta filava – Alleati e patrioti sulla Linea Gotica (1943–1945). Mursia Editore, Mailand 1995.
L. C.: Due partigiani scomodi. In: La Nazione. Cronaca di Pistoia, 9. April 2005.
Rolando Anzilotti: Una visita a 'Pippo' – Manrico Ducceschi, un autentico capo senza gradi né spalline. In: Documenti e Studi. Rivista dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Eta' Contemporanea in Provincia di Lucca, Nr. 25/26, Oktober 2005.
Carlo Gabrielli Rosi: Ricordi di Guerra e di Pace. Tipografia Tommasi, Lucca 2006.

Weblinks


Personendaten
NAME Ducceschi, Manrico
ALTERNATIVNAMEN Pippo
KURZBESCHREIBUNG italienischer Partisanenführer
GEBURTSDATUM 11. September 1920
GEBURTSORT Capua, Caserta
STERBEDATUM 24. August 1948




domenica 16 ottobre 2011

Aristide Benedetti partigiano dimenticato

Ecco un interessante articolo che racconta la storia di Aristide Benedetti, che entrò in contatto con la Formazione di Fedi prima e di Pippo poi, publicato su IL TIRRENO del 9 ottobre 2011, cronaca di Empoli:

http://iltirreno.gelocal.it/empoli/cronaca/2011/10/09/news/aristide-benedetti-partigiano-dimenticato-5114285

domenica 2 ottobre 2011

LE ELEZIONI DEL 1948

Com'è noto grande importanza storica rivestirono le Elezioni Politiche del 1948 e qualcuno aveva insinuato che "Pippo", con la sua Formazione, si fosse schierato a favore di una parte politica; così come anche l'ANPI. Come si può vedere invece dagli articoli sui giornali dell'epoca così non fu. (cliccare sull'immagine per ingrandirla).


sabato 1 ottobre 2011

CAVALIERE, CI CONSENTA...



Da “La Nazione” Cronaca di Lucca del 1 ottobre 2011:

“TORNA sull'argomento e chiarisce all'ex sindaco Fazzi come se oggi il Paese è libero è anche grazie a chi ha combattuto perché lo fosse. Lilio Giannecchini ritorna sulle dichiarazioni choc inerenti l'aver trucidato 80 tedeschi nella seconda guerra mondiale. «Dopo decine di episodi in cui le forze nazifasciste avevano per rappresaglia trucidato centinaia innocenti secondo il mostruoso schema della decimazione un tedesco 10 italiani  dice Giannecchini  , il comando della VI zona - Genova e zone limitrofe organizzò una riunione per decidere come fermare tanta barbarie. Io in qualità di vicecomandante della Brigata Oreste partecipai a quella riunione a cui erano presenti tutti i comandanti partigiani della Zona e il maggiore Dawison, delegato alleato». «Per terminare il massacro alcuni proposero di fucilare 80 tedeschi e per questo nell'intervista ho detto quel numero. Successivamente ho saputo che il comando della VI zona fucilò 25 tedeschi e 14 appartenenti alle brigate nere come è ampiamente documentato, quale monito ad ulteriori rappresaglie. In quella intervista  conclude  ho sbagliato nel ricordarmi quei fatti, ma ribadisco che non ho fucilato quelle persone anche se ho partecipato alla riunione in cui fu decisa quell'azione dimostrativa.  (…)”

Senza voler entrare in questa diatriba, non possiamo pero’ fare a meno di notare come, nel periodo in cui Lilio Giannecchini era Direttore del prestigioso Istituto Storico di Lucca, questi:

1. si presentasse come “Comandante” ( http://idealievalori.org/files/1944_relazione-del-comandante-brigata-oreste.pdf ) mentre era solo un “Vice”;

2. avesse già le idee un po’ confuse dall’età – malgrado non troppo avanzata all’epoca del filmato – tanto da ricordare i fatti in modo impreciso;

3. si sia assunto la piena responsabilità dell’evento mentre, si apprende adesso, che lui ha solo contato, in minima parte, per la misura del suo voto.

Ci chiediamo pertanto come può qualcuno razionalmente continuare a sostenere la candidatura del suddetto alla guida di un importante Istituto, a cui i cittadini si affidano per seri studi, ricerche, approfondimenti e iniziative di peso.

domenica 25 settembre 2011

NOTE STONATE DALL’AUTOPSIA



Com’è noto, finora l’unica relazione sull’autopsia di Pippo in circolazione, pubblicata anche dall’Istituto Storico in una delle sue riviste, nonché nell’area riservata di questo sito, è quella redatta da Andreini, presente come testimone a quel momento delicato. Resta questo, però, pur sempre un resoconto, per quanto dettagliato, non ufficiale della cosa e pertanto, privo di qualsiasi valore legale. Per di più quella relazione è intrisa, in molti passaggi, da un evidente rancore di Andreini nei confronti di Pippo con il quale, pare, avesse discusso proprio pochi giorni prima della morte e non menziona affatto i punti salienti che possano incidere, in un senso o nell’altro, verso una morte non voluta.

Ma le autorità, spesso citate dalla voce popolare come poco scrupolose nelle indagini sulla morte di Pippo, cosa avevano rilevato? Davvero erano convinte sin dall’inizio della morte per suicidio del Comandante?

Al contrario di quella di Andreini, la relazione legalmente valida, in quanto redatta dalle autorità a fine agosto del ‘48, invece evidenzia diverse incongruenze con quello che, apparentemente, sarebbe dovuto essere il tipico quadro di una morte per suicidio da impiccagione.

Cosi’ viene rilevato che: “Stante la posizione del cadavere, che trovavasi a terra sotto l’architrave di una porta, con una cinghia stretta al collo, e data la presenza di abbondanti tracce di sangue sul pavimento, doveva non escludersi a priori la ipotesi delittuosa”.

Venivano così riscontrate anche alcune anomalie. Innanzi tutto, la camicia, che si presenta fuori dai pantaloni, è intrisa di sangue nella parte ove è poggiata la bocca del cadavere. Altre macchie di sangue si trovano in corrispondenza del colletto all’altezza dell’orecchio sinistro. Come si concilia questo quadro con una morte per impiccagione? La violenta stretta che blocca in modo traumatico la circolazione sanguigna arteriosa, può aver favorito delle emorragie tali da creare delle fuoriuscite di sangue dalla bocca e dall’orecchio così copiose?

Le stranezze proseguono. Leggiamo: “All’altezza della rotula, sui pantaloni, è presente una macchia biancastra verosimilmente dovuta a sfregamento sul muro o in terra e sulla parte destra si notano diverse macchie della stessa origine. Sulle scarpe da montagna, allacciate, vi sono tracce, sulla punta della scarpa sinistra, di strusciamento con tracce di imbiancatura da muro”. Qui il quadro si complica: come possono essere presenti tracce di sfregamento sul corpo? Oltretutto i rilevamenti precisano che il cadavere non è stato trascinato, pertanto la morte si è effettivamente verificata in casa, dove è stato rinvenuto. Ma la stranezza più grande appare allorquando si osserva che “Sull’architrave non si rilevano segni indicativi di strusciamento o di pressione di corda o di cinghia”. In altre parole, siamo di fronte ad un soggetto che, intendendo togliersi la vita impiccandosi, riesce a farlo senza che però la corda lasci alcun segno sull’architrave dov’è avvolta.

Sul corpo,  inoltre, si nota l’esistenza di un solco in corrispondenza dell’intera circonferenza del collo con evidente impronta di parte della fibbia al di sotto del lobulo dell’orecchio destro. L’impronta della fibbia potrebbe in parte spiegare il sangue dall’orecchio… se non fosse che la rilevazione del sangue era a carico dell’orecchio sinistro!

Nessuno però si è preso l’onere di lasciar perdere le “voci di corridoio”, le testimonianze vere o presunte, gli scritti redatti a posteriori a beneficio di una vera e sistematica analisi della documentazione ufficiale esistente. Leggendo queste rilevazioni ufficiali decadono pertanto le fantasiosi teorie che vedrebbero Pippo ucciso al Ponte Sestaione e poi trascinato a casa e molte altre di questo tipo che via via abbiamo avuto periodicamente modo di leggere sui giornali messe in giro, per lo più, da chi non era testimone o da chi, per qualche suo motivo, voleva dare una traccia diversa da quella originale. Appare invece chiaro che, nell’ipotesi di un omicidio, chi lo ha effettuato è stato qualcuno a Pippo molto vicino o che lui conosceva bene, tanto da accoglierlo in casa in un’ora decisamente insolita.

Chi ha voluto descrivere questi avvenimenti, finora, si è dovuto affidare esclusivamente a racconti popolari, come James McBride, dove, nel suo “Miracolo a S. Anna” si ritrova a parlare anche della morte di Pippo. Il libro, sostanzialmente molto diverso dal film, come spesso succede, racconta infatti ben altra storia. Si parla, come storia secondaria, della vicenda del capo partigiano Enrico “Farfalla” Peppi e anche questi morirà tragicamente, tradito dal suo braccio destro che “…col suo complice, un mercenario gurkha, lo soffocava e lo appendeva al tubo di una doccia per fingere un suicidio, …” (James McBride, “Miracolo a Sant’Anna”, BURextra, Milano, giugno 2008, pag. 328).

giovedì 22 settembre 2011

LA MANCATA MEDAGLIA ITALIANA, OVVERO STORIA DI UN ASSURDO PARADOSSO BUROCRATICO


Lettera aperta ai quotidiani:

“Sono la nipote del Tenente Colonnello Manrico “Pippo” Ducceschi, già Allievo Ufficiale Alpino a Tarquinia, Comandante la Formazione partigiana XI Zona Patrioti ELN. Una delle più organizzate e combattive formazioni di Patrioti esistenti in Italia. Infatti, l'XI Zona Militare Patrioti è una delle poche Formazioni di Partigiani che annovera vittorie e non subisce sconfitte militari.

Il mancato riconoscimento da parte dello Stato Italiano di quei meriti che, al contrario, gli Alleati, ed in particolar modo gli U.S.A., hanno prontamente riconosciuto in mio zio, attribuendogli la Bronze Star medal, e’ sempre stato vissuto, dai suoi familiari in primis e da chi lo ha conosciuto in vita o tramite i libri che di lui hanno parlato, come una grossa ingiustizia.

Adesso, dopo tante promesse di autorità che, a vario titolo, si sono fatte via via portavoce dell’iniziativa di conferire un riconoscimento al Valor Militare per mio zio, sebbene senza però far mai seguire fatti alle promesse, mi sono attivata per una raccolta firme e di questo ringrazio di cuore i moltissimi, di qualsiasi fede politica essi fossero, che hanno sottoscritto l’iniziativa, facendo così emergere nei fatti l’apartitismo che mio zio propugnava tanto.

La sorpresa più grande, per me, è stato l’interessamento del Presidente della Repubblica e del suo staff. Nel massimo vertice dello Stato, infatti, ho incontrato la più grande attenzione nel prodigarsi per un felice esito della vicenda e questo mi ha così permesso di venire a conoscenza del reale motivo per cui la medaglia non è mai stata concessa finora e del grande paradosso che questo iter tiene in sé, lasciando anche loro sconcertati.

Poco dopo la morte di Manrico, la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva dato parere favorevole sia al riconoscimento per mio zio che a buona parte dei componenti l’XI Zona Patrioti che alla Formazione stessa trasmettendo le proposte all’Ufficio competente del Ministero Difesa-Esercito. Quest’ultimo, nella persona del Colonnello in s.S.M. Capo Ufficio Riccardo Rocca dichiarava: “A malgrado delle ricerche effettuate nella varia documentazione esistente presso quest’Ufficio, non è stato possibile trovare alcun riferimento ai fatti narrati nelle proposte.” Tuttavia prima di passare la pratica al Maresciallo d’Italia Messe, si chiedeva alle autorità militari competenti all’epoca di esprimere il loro parere. Dopo vari giri di carte per i vari Uffici del Ministero della Difesa, l’Ufficio di Gabinetto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dichiarava tra l’altro, “Circa il brevetto della “Bronze Star”, che sarebbe stato rilasciato dagli Alleati al partigiano Ducceschi Manrico, nulla risulta agli atti di questa Presidenza.” E si arriva a una nota indirizzata al Ministro della Difesa, peraltro non firmata, in cui si sottolineano gli errori commessi dall’allora Reggente l’Ufficio Stralcio di Lucca, DE MARIA,  che si qualifica Capitano senza però che questi risulti realmente avere un grado militare, oltre a vari vizi procedurali da lui commessi vanificando così il procedimento.

Si giunge al 6 luglio 1961  e la Commissione Militare Consultiva Unica, preso atto della documentazione di cui sopra, emette un inevitabile quanto scontato parere contrario all’accoglimento.

Negli atti si vede anche piano piano scomparire il titolo militare per arrivare ad un semplice “Ducceschi” peraltro morto di malattia!

Dieci anni dopo, il Gen. di Div. Augusto Arias, in un appunto al Signor Ministro, solleva perplessità sulla Commissione competente per il procedimento che avrebbe dovuto essere quella Regionale e non quella Unica ma non viene considerato. E il verdetto resta negativo.
 
Adesso ho provato a integrare la documentazione mancante di allora per riaprire il procedimento alla luce della documentazione specifica che all’epoca non era stata rintracciata ma purtroppo questo esito della commissione è inappellabile e nemmeno il Presidente della Repubblica può intervenire.  Pertanto queste vie non sono più  percorribili ma resterebbe aperto, per la concessione della Medaglia al V.M., solo un intervento diretto del Ministro della Difesa.

In caso contrario, sarebbe ancora possibile soltanto la concessione di un ben minore riconoscimento italiano “al Valor Civile” oppure, ironia della sorte, attendere quando, prima o poi, nel corso dei vari revisionismi storici, saranno riviste le posizioni anche di chi in quel periodo mio zio ha combattuto per veder riaperta anche la sua pratica.

A questo punto, nasce questa lettera aperta affinché vi sia data massima divulgazione e, mobilitando l’opinione pubblica, sia possibile smuovere l’immobilismo burocratico dei vertici della Difesa, scrivendo una lettera al Ministro della Difesa affinché si levi alta la voce di chi condivide questa iniziativa o, con profonda tristezza, resterà un grande vuoto e  l’impossibilità oggettiva di poter colmare una situazione altamente ingiusta, dove uno dei migliori partigiani italiani e toscani si vede negare  un giusto riconoscimento malgrado abbia dato la sua vita per servire la Patria, evitando rappresaglie inutili, mettendo al primo posto l’onesta’ della sua Formazione e insegnando ai suoi uomini tutti quei valori sani per i quali, a distanza di oltre 60 anni dalla sua morte, è ancora da tutti ricordato e amato.”

                                                                          Laura Poggiani

domenica 18 settembre 2011

BEAU GESTE INTERNATIONAL

Com’è noto, il filmato da noi pubblicato nel quale l’ex Direttore dell’Istituto Storico affermava di aver ucciso, contravvenendo alle regole della Convenzione di Ginevra, alcuni prigionieri per ritorsione, ha fatto molto parlare ma adesso quel filmato ha varcato i confini nazionali. Il più importante motore di ricerca russo, infatti, ha linkato la nostra pagina contenente quel filmato. Solo curiosità o qualche parente dei soldati russi vittime di quell’azione?


sabato 17 settembre 2011

LA STRANA MORTE DI PIPPO

Sulla morte di Pippo si è ormai scritto tutto e il contrario di tutto. Eppure molti degli aspetti di quel tragico evento sono ancora avvolti nel mistero e sono poco  conosciuti. Ad esempio, non tutti sanno che il Comandante aveva già subito due attentati: un tentativo di avvelenamento prima ed una raffica di spari verso la sua auto allorquando si trovò a passare da Pescia. Ma chi poteva desiderare la morte del Comandante? Certo, nella vita di un Comandante partigiano costretto a decidere sulle più disparate situazioni, di nemici ve ne possono essere tanti, ma soprattutto alcuni di questi possono vestire le spoglie  di persone a lui molto vicine. E’ questo il caso, ad es., di Germano Darly detto “Trieste”. Invischiato in un traffico illecito di armi, approfittando della sua posizione in seno alla Formazione e soprattutto successivamente nella cooperativa di trasporti  “Scalba”, fu sin dall’inizio individuato dagli inquirenti come uno dei possibili colpevoli, anche a seguito di alcune esplicite minacce che il Darly aveva rivolto a Pippo una volta che gli  uomini della Formazione avevano scoperto i suoi traffici.

Ecco al riguardo un interessante articolo dell’epoca apparso su “La Nazione”.




Nessuno sa però cosa sia successo a Darly dopo questo avvenimento e, come è accaduto a molti altri uomini della Formazione, la sua persona sembra essere stata inghiottita dalle nebbie del tempo.

domenica 11 settembre 2011

UNA DATA SPECIALE

Oggi, 11 settembre, ricorre il compleanno di “Pippo” e siamo lieti di constatare, ancora una volta, malgrado gli anni trascorsi, quanto sia ancora vivo l’affetto per questa leggendaria figura.

Da “LA VOCE DI LUCCA” di oggi:


IL LEGGENDARIO PARTIGIANO PIPPO : Non fu tra gli Azzuri né tra i Rossi
Manrico Ducceschi, al quale la città di Lucca intitolò una strada vicino a casa mia, era conosciuto come il comandante Pippo.
La sua figura era diventata una leggenda. Numerose le sue imprese nella Resistenza. I nazifascisti trovarono in lui uno stratega insuperabile e quasi sempre furono sconfitti.

Se gli Alleati poterono superare senza grossi danni la Linea Gotica in Toscana, lo dovettero a Pippo e ai suoi partigiani. Era riuscito a infiltrarsi negli uffici siti a Borgo a Mozzano dove si trovavano le mappe di tutte le postazioni tedesche e le trasmise al Comando Alleato che così poté difendersi e passare lo sbarramento.

La sua formazione era così militarmente forte e organizzata che gli Alleati la aggregarono – vera eccezione – nelle loro operazioni successive, e i partigiani di Pippo presero parte, così, alla liberazione di tutte le città del Nord fino a Milano.

Gli Alleati riconobbero i suoi meriti e lo onorarono con una importante medaglia. Su Pippo ed i suoi valorosi partigiani troverete tutto su di un sito che la nipote Laura Poggiani sta curando per raccogliere la vasta documentazione che lo riguarda. Qui.

http://www.manricoducceschi.it/

Ma perché ne scrivo? Perché l’Italia non ha ancora concesso, a distanza di anni dalla sua morte, un riconoscimento a questa figura che tanta parte ha avuto nella storia della nostra Liberazione dalla tirannia.

Pippo aveva un principio a cui non ha mai inteso abiurare. Lo diceva ai suoi partigiani: «Nella nostra formazione non deve entrare mai la politica. Noi dobbiamo liberare l’Italia dalla tirannia». Così accadde, e Pippo non si schierò mai con alcuna formazione politica. Non fu tra gli Azzuri né tra i Rossi.

Bastavano le sue prodezze a dare significato alla sua scelta.
Ma questo rifiuto a schierarsi da una parte o dall’altra gli costò caro.

Finita la guerra, decise di vivere a Lucca, in una casa di fronte alla bella chiesa di San Michele, punto centrale e noto della città.
Visse in solitudine. Solo gli amici più cari si ricordavano di lui e andavano a trovarlo, ben conoscendo ciò che Pippo aveva fatto per l’Italia. Ma i partiti lo ignorarono. Gli fecero pagare a caro prezzo il suo mancato sostegno politico.
Divenne perfino un personaggio scomodo, sapeva troppe cose che dovevano restare segrete.

Un giorno fu trovato morto nella sua casa. Tutto lasciò intendere che si fosse impiccato. Una sorpresa, giacché chi l’aveva veduto la sera prima, lo aveva trovato del solito umore. Pippo non aveva alcuna ragione per uccidersi. Così ancora oggi la sua morte è avvolta dal mistero e da una cupa ombra:

Il 24 agosto 1948 Pippo deve recarsi a Roma ma al ritorno ha già preannunciato che denuncerà fatti e circostanze che offuscano l’operato di alcuni gruppi partigiani. Viene rinvenuto in casa, impiccato con la cintura dei propri pantaloni da alcuni componenti della Formazione a lui molto vicini, il giorno 26, e inizierà così il mistero relativo alla sua morte.

Sono trascorsi tanti anni. Chi dalle mie parti, ma anche nel mondo partigiano, sente il nome di Manrico “Pippo” Ducceschi, sa di avere a che fare con un eroe, con una leggenda.

Eppure a quest’uomo l’Italia non ha ancora tributato il giusto riconoscimento. La medaglia d’oro che merita.
Si è aperta da tempo una sottoscrizione perché lo Stato si scuota dal suo torpore e riconosca un suo eroe. Chi vuol firmarla, trova le indicazioni qui.

Spero che qualcuno del governo legga questa mia perorazione. È una vergogna che l’Italia ignori questo suo comandante e martire.
Se avrò occasione ne scriverò ancora, per sanare questa ingiustizia.

http://www.bartolomeodimonaco.it/

 


mercoledì 7 settembre 2011

L'ALTRA RESISTENZA

Ecco un'altro modo di interpretare la Resistenza:

video

lunedì 5 settembre 2011

TAGLI E RITAGLI DI GIORNALE


Chi ci segue da tempo sa che avevamo puntualmente segnalato, prima delle attuali polemiche, come nell'Istituto Storico della Resistenza di Lucca a direzione "Beau Geste", avevamo notato una gestione, per cosi' dire, "creativa" della documentazione: faldoni  impossibili da consultare perche' ritenuti dal Nostro "pericolosi", documenti stranamente incompleti...

Su IL TIRRENO del 3 settembre 2011, pagina 08 sezione Lucca, nelle dichiarazioni rilasciate dal nuovo Direttore dell'Istituto in oggetto, leggiamo:

 " (...) alcuni fatti inquietanti», prosegue Fulvetti che denuncia la sparizione di una parte del patrimonio librario e di tanti documenti che non risultano più nell’archivio. Mancano all’appello volumi dedicati a Don Aldo Mei, importanti fondi documentari, atti processuali e molti altri documenti che, come per magia, sembrano aver preso il volo, tanto che è stata sporta denuncia contro ignoti.
 Intanto il nuovo Cda ha provveduto ad inventariare, pur sommariamente, carte e documenti con l’obiettivo di recuperare il patrimonio storico dell’epoca. «Stiamo riscrivendo lo statuto - aggiunge Fulvetti - e ci stiamo adoperando per ottenere ulteriori lasciti affinchè l’istituto diventi luogo di cultura e di studio, accessibile a tutti. "

E' quello che tutti ci auguriamo.



giovedì 1 settembre 2011

UNA BELLA INIZIATIVA

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo quanto segue:


giovedì 25 agosto 2011

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

Il nostro blog in poco tempo sta diventando un punto di riferimento sia in Italia che all’estero: quotidianamente, infatti, riceviamo contatti da Paesi quali Russia, Bielorussia  ma anche Cina, Stati Uniti, ecc. Questo perche’, in piu’ occasioni e con l’aiuto di chi ci segue assiduamente, siamo in grado di dare delle notizie in anteprima che poi, come nel caso che sta adesso inondando la rete e i maggiori quotidiani, sono dei veri e propri scoop. Siamo stati in effetti i primi a pubblicare il video, rinominato “Beau Geste” dove l’ex Direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Provincia di Lucca faceva delle affermazioni piuttosto inquietanti.

Adesso, per dovere di cronaca, informiamo i nostri lettori che secondo la Gazzetta di Lucca,  dopo una ricognizione all’ANPI di Genova, le dichiarazioni di quel video non sono affatto, come ventilato da alcuni, frutto di mera fantasia e, cosa ancor piu’ grave, non hanno coinvolto solo degli inermi prigionieri di guerra tedeschi, bensi’ a piu’ largo raggio, anche russi e soprattutto italiani.

Da “LA GAZZETTA DI LUCCA” del 24 agosto 2011

Giannecchini ha ragione: la strage di tedeschi, e italiani, c'è stata. Ecco la storia dei 39 prigionieri uccisi a sangue freddo

mercoledì, 24 agosto 2011, 20:18
di fabrizio vincenti
La strage c’è stata. Anzi, ce ne sono state ben tre nel giro di pochi giorni in quel di Cravasco, in provincia di Genova, ad un pugno di giorni dalla fine della seconda guerra mondiale. Altro che visionario o arteriosclerotico. Lilio Giannecchini, il discusso ex presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Lucca, non ha le traveggole. Si è limitato, in un filmato di alcuni anni fa, ribadito nella sostanza nel corso di un’intervista televisiva a Noitv nella giornata di ieri, a ricordare un massacro di soldati tedeschi (e non solo) prigionieri come rappresaglia ad una fucilazione di un gruppo di partigiani avvenuta alcuni giorni prima.
La storia, indicativa di quanto, in quei giorni di odio, valesse la vita umana, ha inizio il 22 marzo del 1945. A poco più di un mese dalla fine della guerra, almeno in Italia. In quel pomeriggio, nove militari tedeschi vengono attaccati da partigiani della “Brigata Balilla” comandata da Angelo Scala, detto “Battista” sulla strada che da Cravasco va a Pietra Lavezzara.  La brigata partigiana è costituita da non molti elementi, tutti provenienti dai Gap di Genova, ovvero partigiani comunisti abituati a colpire nei centri cittadini, con azioni fulminee, spesso contro bersagli fascisti isolati, spesso disarmati. Appena usciti di casa, magari intenti a montare in bici o a prendere il tram. E molto spesso tra gli elementi meno estremisti del fascismo, proprio per provocare reazioni ancora più esacerbate.
I tedeschi, peraltro militari dell’esercito e non SS, procedono in fila indiana e vengono eliminati tutti in un breve scontro a fuoco. I loro nomi? Eccoli:  Hans Schwartz, 21 anni; Walther Labhan, 22 anni; Wilhelm Oberndorfer, 20 anni; Rudolf Meister, 32 anni; Jakob Putz, 28 anni; Eduard Kruger, 39 anni; Paul Johann Fischer, 38 anni; Hans Wilhelm Schroder, 22 anni; Rudolf Platt, 21 anni.
La memorialistica resistenziale parla di un’intimazione alla resa e poi dell’uccisione di tutti i militari, senza perdite da parte partigiana. Dalla parte opposta si  descrive l’episodio come un vero e proprio agguato, al punto che sul quotidiano “Il Lavoro” nell’edizione del 24 marzo, si precisa che quattro dei nove militari sono stati finiti con un colpo alla nuca. Versioni, come si vede, contrastanti.
Di sicuro, invece, c’è la rappresaglia tedesca, nonostante che il il comando tedesco, ormai in procinto della resa, avesse ordinato lo stop alle fucilazioni. A decidere la rappresaglia è il tenente colonnello delle SS Friedrich Wilhelm Konrad Siegfried Engel, detto “il boia di Genova”, condannato a numerosi ergastoli per crimini di guerra, peraltro mai scontati. Engel preleva dal carcere di Marassi 20 partigiani, alcuni dei quali già condannati a morte, uno, addirittura, senza una gamba. Due di essi riescono fortunosamente a fuggire durante il trasporto verso il luogo dell’esecuzione. Un terzo, miracolosamente, sopravvive all’esecuzione: si tratta di Franco Diodati. A morire sono però in 17 davanti al cimitero di Cravasco: Oscar Antibo, 36 anni; Giovanni Bellegrandi, 26 anni; Pietro Bernardi, 35 anni; Orlando Bianchi, 45 anni; Virginio Bignotti , 57 anni; Cesare Bo,  21 anni; Pietro Boldo, 31 anni; Giulio Campi, 54 anni; Gustavo Capitò, 48 anni; Giovanni Caru', 33 anni; Cesare Dattilo, 24 anni; Giacomo Goso, 50 anni; Giuseppe Maliverni 20 anni; Nicola Panevino 35 anni; Renato Quartini, 21 anni; Bruno Riberti 18 anni; Ernesto Salvestrini, 22 anni.
Sangue chiama ancora altro sangue.  Stavolta, sono i partigiani che vogliono vendicare i loro compagni. La controrappresaglia, appoggiata dal Comano Alleato, è ancora più spaventosa nella consistenza. Dal campo di prigionia di Rovegno vengono prelevati 39 prigionieri. Sono tedeschi,  ma non solo: tra essi ci sono anche ex prigionieri di guerra sovietici passati con l’Asse, due civili, 13 militi della Brigata Nera di Alesssandria e un bersagliere della Divisione Italia. I 39 prigionieri vennero portati in località Monte Carlo e uccisi. Ecco i nomi degli italiani, per gli altri, specie per i soldati dell’Est Europa, non è stato possibile risalire alla loro identità: Secondo  Albalustro, 17 anni; Angelo Bagnasco 17 anni; Martino Bianchi 17 anni; Lazzaro Buzzo 18 anni; Giulio Costantino,18 anni; Giuseppe Gaeta 18 anni; Angelo Granelli, 18 anni, Armando Raciti, 16 anni; Stefano Raffaghello, 16 anni; Giuseppe Riccardi, 19 anni; Giovanni Senna, 16 anni, Alfredo Vagaggini, 17 anni, Angelo Viola, 17 anni.
Dunque Giannecchini ricorda bene, visto che lui, il partigiano, l’ha fatto proprio in quella zona e molti dei particolari che ha riferito collimano perfettamente con queste tragedie di Cravasco. A questo punto, difficile non parlare di un ennesimo crimine di guerra, per quanto a distanza di oltre 60 anni c’è da interrogarsi quanto valga una sentenza. Rimane un altro interrogativo, tralasciando qualunque considerazione di natura politica: la giustizia è uguale per tutti o, almeno in quei tristi giorni, uccidere a sangue freddo un tedesco o un fascista era garanzia di impunità?



A corollario di tutta questa vicenda aggiunge infine “BargaNews” di stamani:

“Ricordiamo che questa persona, perennemente in lotta contro Barga, la famiglia Sereni in particolare, era stata già dichiarata “non gradita a Barga” con atto formale della giunta Campani. Lo stesso era stato poi riaccolto per una pseudo donazione di un libro, ma dopo lo scoppiare della vicenda Sereni il suo nome era tornato sui banchi del consiglio comunale con una condanna dei suoi comportamenti espressa dal consiglio tesso.
Ricordiamo di lui, ancora non in positivo purtroppo, la notevole responsabilità avuta nella errata  iniziativa per l’ attribuzione della medaglia d’Oro al Valor Civile per la Resistenza ai Comuni della Garfagnana, e la totale voluta, dimenticanza ed esclusione dei ben più importanti comuni che hanno subito le lunghe sorti della guerra nella  Media Valle, Barga, Fabbriche, Borgo e Bagni, che per un Istituto Storico appare un atto di estrema superficialità e leggerezza non ammissibile.”


mercoledì 24 agosto 2011

BUFERA SU BEAU GESTE



Grande scalpore sulla stampa di Lucca ha fatto il video pubblicato sul nostro sito e su YouTube dove il sig. Lilio Giannecchini faceva delle affermazioni alquanto inquietanti.


Da LA NAZIONE – LUCCA di martedì 23 agosto 2011, pag. 3

Giannecchini choc: <<Fucilai 80 tedeschi>>

NUOVA clamorosa bufera su Lilio Giannecchini, 87enne ex direttore dell'Istituto Storico della Resistenza della Provincia, sollevato dall'incarico tra mille polemiche nei mesi scorsi dopo il presunto dossier da lui annunciato contro l'ex sindaco di Barga Umberto Sereni che gli è costato un rinvio a giudizio per tentata violenza privata e violazione della legge sulla privacy. Mentre un comitato preme per riabilitare il vecchio partigiano Giannecchini (escluso anche dagli invitati per la festa del 25 Aprile) e restituirgli il suo incarico, salta fuori adesso il video di una vecchia intervista rilasciata dallo stesso Lilio Giannecchini a una tv straniera. Un documento choc nel quale l'ex direttore dell'Istituto Storico della Resistenza si vanta addirittura senza tanti giri di parole di aver fatto fucilare 80 prigionieri tedeschi a Genova. A sollevare sui giornali il caso, emerso sul sito dello Schermo.it, è in particolare l'ex sindaco Pietro Fazzi, che fornisce anche il link del filmato su Internet: www.manricoducceschi.it/PIPPO/images/beaugeste.wmv.  «MOLTI  sottolinea Pietro Fazzi  hanno commentato liberamente le dichiarazioni del cavalier Lilio Giannecchini, direttore dell'Istituto Storico della Resistenza della Provincia di Lucca nelle quali lo stesso ha confessato di aver dato ordine di passare per le armi ottanta prigionieri di guerra tedeschi. Credo che a questo punto, sarebbe il caso che chi ha deciso di escludere il cavalier Lilio Giannecchini dalle prossime manifestazioni per la Resistenza a causa di quanto da lui confessato nel filmato, agisse di conseguenza. Quindi, a mio avviso, la Provincia di Lucca dovrebbe consegnare il filmato alla Procura della Repubblica competente accompagnandolo con un esposto dettagliato sulla vicenda chiedendo di accertare lo stato dei fatti. Dovrebbe inoltre comunicare ufficialmente da subito l'intenzione della Provincia, nel caso che le dichiarazioni riferite risultassero fondate e veritiere, di costituirsi parte civile a fianco dei parenti degli ottanta prigionieri tedeschi».  ALL'EPOCA Lilio Giannecchini era vice-comandante della Brigata partigiana «Oreste», che operava in Liguria e in particolare si occupò di trattare la resa della divisione tedesca, comandata dal generale Ganter Von Mainhold. Di recente ha anche inviato una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la quale protesta per la sua esclusione da tutte le manifestazioni commemorative legate alla Resistenza. «Sono uno degli ultimi partigiani viventi e uno degli ultimi sopravvissuti della guerra di Liberazione...  aveva scritto  Mi rivolgo a Lei, signor Presidente della Repubblica, quella stessa per la quale ho operato a costo della mia stessa vita, perché mi sia restituito il rispetto dovuto alla mia storia ed alla mia dignità. Resto in attesa di un riscontro, per me vitale». Paolo Pacini  Image: 20110823/foto/4602.jpg


Prosegue  Lo Schermo.it quotidiano online  del 24 agosto 2011

Prigionieri tedeschi giustiziati: la versione di Fulvetti, nuovo direttore dell'Istituto storico della Resistenza

24-08-2011 / Interviste / Nazareno Giusti

LUCCA, 24 agosto - Gianluca Fulvetti è il giovane storico lucchese nominato, alcuni mesi fa, direttore dell’Istituto della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Lucca al posto di Lilio Giannecchini. Lo avevamo sentito per parlare di un suo progetto per la riscoperta della figura di Augusto Mancini e di altri antifascisti lucchesi ingiustamente dimenticati, innanzitutto da quell'Istituto storico che avrebbe dovuto garantirne la memoria. Ma le clamorose rivelazioni delle ultime ore, emerse dai commenti dei lettori del LoSchermo.it - che hanno portato di fronte all'opinione pubblica il video shock in cui l'ex capo partigiano confessa la fucilazione di 80 prigionieri di guerra tedeschi - ci hanno imposto l'obbligo di pogli nuove domande in qualità di storico ma, sopratutto, nella sua veste di nuovo direttore dell'Istituto ed "erede" di Giannecchini. Un'eredità che si discosta dalla gestione precedente già sulla base di un progetto nato - prima delle polemiche sul presunto massacro dei prigionieri tedeschi - dalla consapevolezza di una grossa lacuna nella biblioteca dell'Istituto di cui si era già accorto assieme ai suoi collaboratori, all'indomani dell'insediamento. Adesso il giovane direttore, però, deve confrontarsi con il suo predecessore. Di fronte all'Italia che osserva, in queste calde giornate d'agosto, e alla Storia che reclama il suo tributo di verità.
“Sì, una cosa che ci è balzata subito agli occhi è stata l'assenza di studi e ricerche promossi dall'Istituto in questi anni che riguardassero la storia delle culture democratiche, repubblicane e antifasciste. Insomma, in questo Istituto si è studiato molto il fascismo, con un approccio molto 'interno' al regime e alle sue articolazioni, ma molto meno la sua attività repressiva e ancora meno chi in quelle repressioni è suo malgrado incorso”, dichiara Fulvetti a LoSchermo.it.
Questo a cosa era dovuto?
"A una gestione autoreferenziale dell'Istituto e ad un modo assai selettivo col quale si è studiato il passato".
Dopo oltre un ventennio di direzione dell'ex partigiano, lei, appena insediato, di fronte a che situazione si è trovato?
"Ci siamo trovati davanti ad una situazione assai complicata, determinata, oltre, dal cattivo stato dell'archivio e della biblioteca (privi entrambi di un compiuto integrale) dalla presenza di stranezze amministrative e di pesanti pendenze economiche. Ci risultano persino scomparsi alcuni fondi d’archivio. La condotta dell'Istituto avrebbe dovuto essere assai diversa. I pochi studiosi e collaboratori che hanno frequentato quelle stanze in questi anni hanno avuto solo l’interesse di pubblicare i propri studi, senza curarsi che l’Istituto tenesse appieno fede ai suoi doveri statutari, all’indispensabile pluralismo, e fosse realmente aperto e a disposizione della cittadinanza. Siamo però fiduciosi di riuscire, con tenacia e pazienza, a fare dell’Istituto della Resistenza una realtà culturale vivace, a disposizione di Lucca e di tutta la provincia, un luogo dove si possa fare ricerca e studiare il nostro passato, promuovendo in collaborazione con le altre realtà del territorio e con tutti gli enti locali una fattiva politica della memoria. Il fatti che già in questi pochi mesi siano stato numerose le persone venute ad iscriversi è un ottimo segnale". 
Professore, quindi, in molti sapevano del comportamento e della gestione dell'ex partigiano, perché allora nessuno ha protestato in tutti questi anni?
"Questo va chiesto a chi faceva parte del vecchio direttivo, senza dimenticare che sono stati i soci a eleggere quegli organi: questa è la democrazia. Io stesso ho più volte sottolineato all’ex-Presidente dell’Istituto comportamenti poco corretti dell’ex-Direttore, ma senza esito. E come me altre persone, studiosi e semplici cittadini. Diciamo che le vicende degli ultimi mesi hanno messo i soci – nella assemblea del 2 aprile scorso – di fronte alla necessità di eleggere nuovi organismi e voltare pagina".
Stranamente  il nome di Giannecchini appare ancora come direttore sul sito dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia...
"No, Giannecchini con l'Istituto non c'entra niente, è un problema di aggiornamento del sito nazionale. Lui si spaccia per direttore ma non lo è più, ha persino citato l'Istituto Storico in giudizio perché a suo dire la sospensione ricevuta dal vecchio Direttivo (a fine gennaio) non sarebbe stata regolare. Senza polemiche, ci siamo difesi in Tribunale  e il magistrato ci ha dato ragione.
A proposito: cosa pensa del video in cui confessa di aver fucilato 80 prigionieri tedeschi?
"Il mio giudizio è che va appurato se il fatto è accaduto o no. Si tratterebbe di un evento di notevoli proporzioni. Lo invito a raccontare meglio con più particolari il gesto, di cui dice, di esser stato responsabile. E se le cose stanno così come viene fuori dal video, è bene che si rechi alla Procura e compia tutti gli atti necessari e conseguenti a questa sua confessione".


martedì 23 agosto 2011

Lucca, 24 agosto 1948



Pippo,
Sono tutti intorno a Te « i nostri ragazzi » come Tu li chiamavi, per l’ultima volta!
I « nostri ragazzi » Pippo! Con quanto affetto, con quanta riconoscenza, con quale sentimento di profondo orgoglio Tu ricordavi fatti e parole, rievocavi gesta ed episodi di valore delle ore belle e difficili.
Il Tuo grande animo puro li aveva stretti intorno a Te con legami che niente poté e potrà spezzare e neppure certo l’angoscia di quest’ora, l’orrore di questa morte.
Ecco : son tutti qui i Tuoi fratelli che non vogliono, che non possono credere, con in cuore la disperazione, ma anche una netta decisione : quella che aspetti da loro:
Noi ricordiamo, Pippo! Non dimenticheremo!
Settembre ‘43:
Tutto si sfascia, tutto crolla, ogni valore umano e morale sembra sommerso e distrutto dalla ignominia, dal tradimento, dalla vigliaccheria, dalla sopraffazione brutale e selvaggia; e i pochi decisi a non lasciarsi sopraffare, a morire piuttosto che rinunziare ad essere uomini, cercano disperatamente una bandiera, un simbolo, una luce verso cui correre.
Tu fosti per noi tutti quella luce, Tu il soffio vitale che rianimò la nostra fede, rinsaldò speranze e propositi.



Primo fra tutti in questa zona innalzasti la bandiera dell’onore e Vi scrivesti : «Giustizia e Libertà»: non parole inerti, ma pure, vive espressioni del Tuo animo di uomo buono, coraggioso, leale, libero, giusto!

E come ogni giusto fosti spietato con te stesso negandoti sempre, da allora e fino ad oggi, ogni gioia che non venisse dall’adempimento della Tua missione, imponendoti sempre, primo fra tutti, i più duri sacrifici, le privazioni più estenuanti, i posti di maggior responsabilità e di maggior pericolo.
Ricordiamo, Pippo!

Autunno-inverno ‘43-’44.
Dietro ai pochi animosi che accorsero fin dal primo momento al Tuo richiamo, vennero intorno a Te numerosi i giovani espressi dalla carne viva e dolorante di questo nostro popolo buono e disgraziato, i più saldi, i più puri di nostra gente, i più generosi perché, Pippo, era il Tuo orgoglio ed è il nostro, non v’era e non v’è posto nell’XI Zona per gli imbelli e gli opportunisti, per l’accomodamento o per l’intrigo, per gli interessi personalistici, per gli egoismi e i calcoli d’ogni genere, per coloro che non sapessero anteporre a tutto, (ideali politici, vita, famiglia) la propria dignità, lo slancio prepotente verso quel culmine, allora così lontano da apparire quasi irraggiungibile, ove la nostra fede aveva posta la certezza del nostro destino di uomini e di popolo.
Mesi duri quelli, i più duri : mesi tristi di lotta non solo contro il nemico ma purtroppo anche contro i fratelli indegni e contro i pavidi, mesi di agguati e di fughe, circondati dal sospetto e dal tradimento, senz’armi. quasi senza aiuti, spiati, braccati, torturati, perseguitati fin nelle famiglie, lasciando ad ogni passo uno dei nostri, col pianto in gola, nella disperazione di non poter fare quello che avremmo voluto; ma con Te Pippo. che mai non ci mancasti, con Te sempre sereno, sempre sicuro, saldo, buono!
E vennero anche i giorni belli; vennero le armi, vennero le ore della lotta aperta e sanguinosa, venne la vittoria che per primo tra i capi partigiani Tu cogliesti come premio dovuto alle Tue superiori qualità morali e militari.
Maggio-Giugno 1944: Al nuovo risorgimento d’Italia!

Fabbriche, Palleggio, Casabasciana, Bagni di Lucca, Abetone, Monte Spigolino ecc.
Il Tuo viso mite e un poco triste si illuminò di un sorriso mentre coi pochi animosi respingevi ed incalzavi le orde sanguinarie che fuggirono a spargere la novella di un « diavolo di bandito » ovunque presente ad animare, a guidare, a colpire.
Corse la notizia del Tuo eroismo, della Tua lotta e dei Tuoi successi a spaventare i nemici, a rinsaldare la speranza nostra, a rianimare gli sgomenti.
E corsero a Te a centinaia i nostri bravi montanari, si strinsero intorno a Te quelle buone popolazioni che oggi piangono con noi poiché sanno quanto Ti devono, quanto Tu hai fatto per loro in guerra ed in pace!

E venne, dopo altre dure lotte, dopo altro sangue, venne per quelle terre la fine della guerra, ma non per Te, non per i Tuoi più fidi poiché Tu sentisti, Tu proclamasti che non potevi considerare finito il Tuo compito di combattente finché un solo nemico avesse continuato ad insozzare le terre d’Italia. Ancora un altro autunno, un altro inverno, ancora lotte, sacrificio, fame, freddo, battaglia, lutti, ancora l’angoscia quotidiana, grande per il Tuo cuore sensibile, del compagno caduto, del sangue sparso, della devastazione che continuava a straziare l’Italia.

E finalmente la primavera. lo sfacelo del nemico, la corsa da quel terribile settore del fronte che il Tuo coraggio aveva richiesto, che la fiducia degli alleati Ti aveva concesso, che i Tuoi sacrifici avevano tenuto, fino ai liberi confini della Patria!
Ma premio non venne ché premio non volesti!
Disprezzasti facili guadagni, non volesti gradi, ricompense, onori, orgoglioso nella Tua povertà, lieto nella Tua umiltà; e noi che già tanto Ti amavamo, Ti vedemmo allora innalzarti al di sopra di tutto e di tutti; qualcosa di prezioso da custodire nel più intimo del cuore: puro ideale, bellezza morale che rianima e conforta!
Noi sappiamo tutto e tutto ricordiamo Manrico: anche e sopratutto questi ultimi anni in cui il Tuo disinteresse, la Tua generosità, il Tuo spirito di sacrificio divennero sublimi, questi anni spesso tristi e delusi, sempre duri a tutti ma a Te più che a tutti gli altri, in cui desti sempre e tutto Te stesso ogni qualvolta potesti lenire una sofferenza, alleviare un bisogno, compiere un atto di riparazione o di giustizia.
Questo noi sappiamo, questo deve gridarsi alto: Non conosciamo, non vi fu fra noi uomo più di Te buono, umile, sereno, giusto!

Ed è per questo che oggi ci sentiamo soli e disperati. Vedi, Manrico, son tutti intorno a Te i Tuoi ragazzi, ancora increduli, ancora incapaci di affermare e contenere tutta la loro tristezza.
E questo pianto incontenibile ci fa quasi disperare di poter scorgere ancora la via senza di te, nostra guida, fratello buono, compagno forte. Ma no! Tu ce l’hai mostrata la nostra via! Tu sei ancora con noi e tra noi, Tu ce l’additi ancora: è la via dell’onore, della giustizia, della libertà. Addio Manrico e grazie, grazie per tutto quello che hai fatto e per il bene che ci hai voluto, ma grazie sopratutto per questa speranza che dopo lo smarrimento di quest’ora noi ritroveremo, siine certo, per Te e per noi, grazie per questa ansia di vita e di lotta che Tu ci infondesti e sarà da noi coltivata come la cosa più bella di Te e di noi.


LUIGI VELANI


Tratto da “PROFILI DI PATRIOTI DELLA PROVINCIA DI LUCCA” edito a cura del Comitato Provinciale Patrioti Lucchesi aderente alla F.I.V.L. - 24 aprile 1963 - pagg. 13-16.


lunedì 22 agosto 2011

BEAU GESTE



Ci è stato richiesto di riproporre una particolare intervista rilasciata a una nota regista americana dall’ex Direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Provincia di Lucca, sig. Lilio Giannecchini, dove costui afferma di aver deciso, per rappresaglia e intimidazione, di fucilare 80 prigionieri tedeschi da lui catturati e di aver minacciato il comando tedesco, qualora fosse stata applicata ancora per ritorsione la decimazione, di fucilarne altri 450.



venerdì 19 agosto 2011

DALLA RUSSIA UN BEL RICORDO


Nella foto qui sopra vediamo i partigiani sovietici che combatterono nel 1944 con le formazioni della XI Zona Patrioti. Al centro il "Maresciallo Dumi" (foto tratta dal libro "Perché non siano le ultime voci" a cura di Enzo Lanini edito dal Centro Documentazione per la storia dell'immigrazione, del movimento operaio e contadino - FILEF Lucchese, XXVIII Edizione, Montefegatesi di Bagni di Lucca, luglio 2011).



IL MARESCIALLO DUMI

Si ringrazia A. Battaglini che ha reso possibile la pubblicazione di questo emozionante scambio epistolare

Gentile redazione di giornale “l’unita”
        
         Sono Lagvilava Michele dal Davidi - partigiano IV e XI divisione brigata Garibaldi. Abito in URSS in repubblica autonomia Abchasia, citta Suchumi,
[segue indirizzo].
         Ho grande preghiera e prego in mezzo di vostro giornale aiutarmi trovare i nostri combattenti compagni ex partigiani da IV e XI divisione di Brigate Garibaldi [l’XI non era una brigata Garibaldi. Era una formazione apartitica.] quali hanno funzionato in 1944 in zona Toscano e Modena in regione Montefiorino, Castilione, Fanano, Palegio e Bagniodilucca sotto comando compagni Barba - IV divisione e Pipeta [Manrico Ducceschi, detto Pippo] dal XI divisione (cosi chiamavano ma di nome vero io non so).
         Era trovato in reparto (Pipeta) con sua famiglia con moglie e sorella. Suo sostituare era un sud-africano ex pilota Goni. Quale era firito 29 settembre 1944 in bataglia per Bagniodilucca.
         Io sono stato in questo reparto comandante del divisione[plotone], mi chiamavano nel reparto maresciallo Dumi.
         In divisione eravamo tre giorgiani, uno russo, uno ceco-Varlais giovane medico- Francese e resti partigiani italiani, titale 20 persono.
         Nostro divisione sempre era situato in ariegrado in lontaneza 5 - 10 chilometri da Punto comandante. Alla fine agosto 1944 nostro divisione avevo ricevuto armi, medicamenti e provise con Paracadutisti.
         In nostro reparto (reparto Pipeta) era comandante di una divisione un famoso Partigiani dal Jugoslavia compagno Antonio (questo è suo nome) i tedeschi cercavano molto.
         30 settembre 1944 mio divisione avevo occupato Palegio, ma nostro reparto sotto comandanto compagno Pipeta avevo occupato città Bagniodilucca. 30 settembre nella città Bagniodilucca noi avevamo incontrato truppe alleati. In questo sera noi quattro (sovetici) combattenti avevamo portato i documenti, facevamo addio con comandanti,con amici di battaglia e abbiamo partiti nella città Lucca, da Lucca in Livorno, poi a Roma a nostro consolato.
         Tutto questo io scrivo, spero che restanti vivi nostri combattenti compagni quando inizieranno leggere questa publicazione faranno memoria su di noi, su di nostro reparto e divisione.
         Sono passati 44 anni e io non posso sapere su di fortuna i nostro reparto- reparto Pipeta e su di nostro reparto-divisione maresciallo Dumi.
         Noi tutti tre Giorgiani-ex partigiani Garibaldiani viviamo a Giorgia.
         1) Lagvilava Michele (ex comandante divisione - Marescialo Dumi) abito in Republia autonomia Abchasia, [segue indirizzo]. Il mio mestiere ingiegnero di edilizia.
         2) Bocuciava Vladimiro abita [segue indirizzo]
         3) Matiascivili Scialva, abita [segue indirizzo]
         Per noi è molto interessante il destino dal nostro ex comandante compagnia Pipeta e la sua famiglia, il destino reparto. Non puo darsi che nessuno vive ancora.
         Ogni anno 9- maggio in giorno della vittoria, incontravamo con amici Italiani ex partigiani in Tbilissi, questo incontro guadato ex comandanto del Partigiani capitano Bruno da Novara,[mi par di capire che ad uno di questi incontri ha assistito il capitano Bruno] ma da Toscano non c’è nessuno. Troppo pecato...
         Gentile redazione! Prego pubblicare la mia lettera con fotografia in vostro giornale, che fa per noi il aiuto, su questa fotografia siamo quattro sovietici ex Partigiani-Garibaldiani da IV e XI divisione.
         La fotografia è stata fatta in 1944 in città Haifa - Palestina.
         Per noi, ex Partigiani Italia è secondo patria e nostri combattenti amici Garibaldiani - fratteli.
         Noi siamo sempre obbligati amare e rispettare i nostri amici, ricordare e apogiare nostro colegamento. Il leale POPOLO Italiano ci aiutava a noi fuggire da prigione, ospitava, vestiva, allimentava e dava la possibilita prendere in mani arme e collegarsi con partigiani.
         con rispetto: Lagvilava Michele - Maresciallo Dumi
         1989.